Home Musica Albert Hera:” il narratore dei suoni”. Le sue cinque ottave di...

Albert Hera:” il narratore dei suoni”. Le sue cinque ottave di estensione gli permettono di colorare la sua musica.

2152
0
SHARE

Albert Hera, nato a Collegno (TO) il 29 agosto 1967. Il suo primo contatto con la musica non si consuma nel canto, bensì nello studio del clarinetto e del sassofono .  E’ solo nell’ ’89, dopo quell’incontro quasi accidentale con la propria voce che nasce quel legame, quel binomio inscindibile che lega il nome di Albert alla vocalità e alla sua ricerca. E’ uno studio profondo, fatto di difficili prese di coscienza e messa in discussione di tutte le tecniche vocali derivate dalle diverse impostazioni e tradizioni. Albert Hera supera la barriera della tecnica e del tecnicismo a favore dell’artisticità.

Intervista:
-Albert lei nasce come musicista, come sassofonista; ma per lei il vero strumento è la voce?
Nasco come sassofonista ma la voce diventa mezzo per poter esprimere quelle che sono state per me, nel periodo della mia giovinezza, adolescenza, momenti di grande introspettiva e vitalità quasi compressa. La voce, specialmente il canto mi ha permesso di uscire fuori da questo problema di introspezione, di chiusura. In questo momento mi permette anche di vivermi, anche nel quotidiano, come mezzo per trasmettere agli altri la bellezza dell’arte vocale. Sono felice di aver, per certi versi, un po’ abbandonato lo strumento, che è il sassofono, per dare vita a ciò che sto facendo da anni, portare in giro quello che sento della voce, che oltre ad essere fantastico, è un mezzo che ci permette di relazionarci con noi stessi.

-Albert quando ha scoperto di tenere queste note basse, quasi come se fossi un controfagotto?
Franco Fussi, che oltre ad essere un amico è uno dei più importanti foniatri che ci sono in Italia e non solo, mi chiese:”ti va di fare un esperimento su questo meccanismo zero? Diciamo è un meccanismo esecutivo, sovraglottico”.
Risposi: “si dai Franco, proviamoci”. Era nel 2008 che mi chiese questo per la voce artistica, e fu presentato nel 2009. C’è stato un anno abbondante di lavoro su questo aspetto. Le note gravi sono create comunque da un mix, se si può dire, di suoni che hanno bisogno di grande equilibrio. In se lo possono fare sicuramente tutti. Una delle diversità che si possono riscontrare, magari è la potenza, perché normalmente, diciamo che dei suoni falsi cordali , si ottiene un suono energico ma non di questa portata. Quindi, sistematicamente è partito tutto da uno spunto di ricerca per poi essere adesso un punto di riferimento anche dei miei concerti, diciamo è una caratteristica in questo momento, invece di essere ispirato a fare dei suoni acuti ho cercato di costruire i suoni gravi. Sono un baritono però, giustamente, quando si parla di queste frequenze, che sono molto gravi, siamo nell’ottava zero quindi con dei suoni a 40 hertz, più o meno, pertanto sono molto gravi e danno una sensazione molto diversa da quelle che sono le note gravi normali che vengono utilizzate dai bassi profondi della vocalità russa.

-Albert lei già utilizza una tecnica avanguardista, ci dobbiamo aspettare altro?
Sto lavorando su quelle che sono le dinamiche del suono, quindi sto lavorando sulla percezione dei piani sonori, sulla funzionalità ritmica della voce e sul recupero della semplicità. Penso che ogni cantante debba soffermarsi non tanto nella ricerca della pura estensione, che anch’io ho fatto nel mio percorso e non posso dire di no, però a cinquant’anni ho intrapreso la strada dell’estetica, del valore del semplice, dell’importanza degli equilibri e della ricerca continua dello spazio-tempo in relazione a suono e silenzio, questo è quello che sto facendo ed è un lavoro molto complesso.

-Relazione tra suono e silenzio?
Sì gli equilibri che sono tra suono e silenzio rappresentano la vera orchestrazione in un processo di equilibrio. Non c’è musica senza silenzio, non c’è musica senza suono ma gran parte degli equilibri è dettata da questa grande alchimia di gioco-pausa e valore. Sto lavorando sia nelle composizioni, sia in quello che è la mia ricerca nel suono.

Albert svolge in tutta Italia, seminari, conferenze, fino a convegni medici di foniatria ma anche e soprattutto, Circleland (un coinvolgente metodo di improvvisazione corale) sono attività interamente volte ad insegnare l’essenza del canto: l’unicità della voce. Ogni singola voce, ricorda continuamente Albert ai suoi allievi, cela un pensiero, una necessità di espressione: la tecnica è semplicemente il mezzo per poter, appunto, «dar voce» a questa necessità.
Il suo stile unico è caratterizzato dal potere evocativo del linguaggio dei suoni oltre le parole , suoni che raccontano immagini e luoghi lontani, suoni che evocano la storia della sua vita che da formidabile sassofonista lo ha portato a trovare nella voce la sua piena espressività artistica.

Rispondi