Home Economia Caputo: “Venga riconosciuta dignità e chiarezza al lavoro dei commercialisti”

Caputo: “Venga riconosciuta dignità e chiarezza al lavoro dei commercialisti”

Lo ha detto il presidente dell’Ugdcec di Napoli, all’assemblea pubblica per l’approvazione del bilancio 2016

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NAPOLI – “I giovani commercialisti chiedono al Governo maggiore chiarezza  sugli adempimenti e uno snellimento degli stessi affinché si possa recuperare il tempo sottratto alla consulenza e la dignità della nostra professione”. Così Maria Caputo, presidente dell’Ugdcec Napoli, all’apertura dei lavori dell’Assemblea per l’approvazione del bilancio 2016.

“Per affrontare le nuove sfide del mercato – ha continuato la leader dei giovani commercialisti – occorre lavorare sulle specializzazioni  in settori chiave come quello delle start up, ad esempio, per offrire un valido contributo alle aziende ad uscir fuori dalla crisi”.

E’ dello stesso parere Vincenzo Moretta, numero dei commercialisti napoletani che ha aggiunto “La professione del commercialista necessita di un riconoscimento importante, che in parte sta arrivando ma occorre lavorare ancora tanto; chiediamo un aiuto al legislatore affinché riconosca maggiori competenze alla categoria”.

Per Matteo De Lise, consigliere nazionale dell’Ugdcec, “E’ arrivato il momento che il commercialista si specializzi, è importante una preparazione specifica perché possa confrontarsi con più professionisti nell’interesse dell’azienda”.

Anche Achille Coppola, segretario nazionale dei commercialisti italiani, è sulla stessa linea e aggiunge, “questa professione deve cambiare pelle, continuare a lavorare sulle attività tradizionali non garantisce spazi. I giovani commercialisti sono più preparati e selezionati perché sanno di doversi confrontare con un futuro non facile”.

Con “Chiediamo dignità, vogliamo lavorare bene”,  ha chiuso l’Assemblea Fazio Segantini, presidente nazionale Ugdcec, “vogliamo essere messi in grado di lavorare, rispetto alle nostre responsabilità, con maggiore serenità;  il fisco e il legislatore non ce lo consentono.

Lavorare come i nostri padri non basta, bisogna guardare nuovi modelli, fare rete, guardarsi intorno e scoprire nuovi sbocchi”.

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