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Cesare Battisti, il terrorista dei Pac, catturato in Bolivia e consegnato all’Italia

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È atterrato pochi minuti dopo le 11.30 il volo proveniente da Santa Cruz, in Bolivia, dove è finita la fuga durata 40 anni dell’ex terrorista condannato per 4 omicidi: “Ora so che andrò in prigione”, le sue prime parole. In pista ad attenderlo Salvini e Bonafede.

Cesare Battisti è stato arrestato sabato a Santa Cruz de La Sierra, in Bolivia, dopo un mese di latitanza. E in meno di 24 ore l’Italia ha riavuto l’ex terrorista dei Pac che insegue, tra battaglie giudiziarie, arresti e fughe, da quasi 40 anni. “Ora lo attendono le nostre carceri”, ha detto il premier Giuseppe Conte, mentre il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha esultato: “La pacchia è finita”, merita di “concludere i suoi giorni in galera”.
Lui, la primula rossa dei Proletari armati per il comunismo, almeno a giudicare dal video diffuso dall’Interpol, non sembrava affatto aspettarsi l’arresto. Passeggiava tranquillo, occhiali da sole e barba, per le vie della città. Durante la latitanza ha addirittura usato i social senza evidentemente immaginare che una squadra dell’Interpol italiana, brasiliana e boliviana fosse sulle sue tracce.

Membro dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), condannato in contumacia in Italia all’ergastolo per quattro omicidi in concorso compiuti alla fine degli anni Settanta. La storia di Cesare Battisti? Un thriller fatto di arresti, evasioni, fughe ed estradizioni mancate, ambientato tra il nostro Paese, la Francia, il Messico, il Brasile e per finire la Bolivia dove l’ex terrorista è stato arrestato il 12 gennaio dopo una lunga latitanza e da dove verrà estradato direttamente in Italia per scontare la pena dell’ergastolo.

Cesare Battisti, chi è?
Cesare Battisti nasce nel 1954 a Cisterna di Latina, in una famiglia contadina. A 18 anni viene arrestato per la prima volta per una rapina a Frascati, poi qualche mese dopo finisce ancora in manette per un sequestro di persona. Da un reato all’altro, Battisti nel 1977 è nel carcere di Udine per aver aggredito un sottufficiale dell’Esercito. In cella conosce Arrigo Cavallina, ideologo dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo). Una volta libero, Battisti inizia a partecipare a una serie di azioni di eversione dei Pac.

Di cosa è accusato Battisti
Battisti è accusato di aver preso parte o fornito “copertura armata” anche a quattro omicidi sul finire degli anni Settanta. Il 6 giugno 1978, Andrea Santoro è il primo a cadere sotto i colpi dei Pac. A 52 anni vive con la moglie e i tre figli, a Udine, dove è a capo con il grado di maresciallo del carcere di via Spalato. A sparare, secondo gli inquirenti, sono Battisti e una complice. Per i Pac quello è il battesimo del fuoco. Nel 1979, arrivano gli altri tre omicidi: due a Milano e uno vicino a Mestre. Il 16 febbraio, nel giro di poche ore, vengono uccisi nel capoluogo lombardo il gioielliere Pierluigi Torregiani e a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Le due vittime avevano in comune una cosa: in precedenza avevano sparato e ucciso un rapinatore. Per il delitto di Torregiani, Cesare Battisti è stato poi condannato in quanto mandante e ideatore. Due ore dopo il delitto Torregiani, alle 18 viene assassinato Lino Sabbadin. In questo secondo omicidio, Battisti viene accusato di aver fornito “copertura armata”. Il 19 aprile 1978, Andrea Campagna, agente della Digos milanese, viene ucciso con cinque colpi di pistola nella zona della Barona. Due telefonate al Secolo XIX e a Vita rivendicano l’omicidio a nome dei Proletari armati per il comunismo. Di questo delitto Battisti viene accusato di essere stato l’esecutore materiale.

La fuga in Francia e il periodo in Messico
Cesare Battisti viene arrestato nuovamente, ma stavolta per banda armata, nel 1979. Detenuto nel carcere di Frosinone, mentre è in corso l’istruttoria, il 4 ottobre 1981 riesce a evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi, dove conosce la sua compagna, con la quale Poi si trasferisce in Messico dove nasce la sua prima figlia. Durante il soggiorno messicano, i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo per quattro omicidi. Battisti torna a Parigi dove, nel frattempo, sono andate a vivere la moglie e la figlia. Nella capitale francese fa il portiere di uno stabile. Battisti inizia a scrivere romanzi noir. Resta in Francia fino al 2004, quando viene concessa l’estradizione. In agosto, però, Battisti fugge e torna latitante.

La cattura in Brasile
Per qualche anno non si hanno notizie di Battisti, fino a quando il 18 marzo 2007 viene arrestato in Brasile. L’ex esponente dei Pac, però, si rivolge allo Stato sudamericano e chiede lo status di rifugiato politico, che ottiene all’inizio del 2009, dopo una prima richiesta respinta a novembre 2008. La concessione dello status di rifugiato politico ha creato forti dissapori tra Italia e Brasile. Il Tribunale supremo federale (Stf) brasiliano, il 18 novembre 2009, dichiara illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo, ma la decisione definitiva spetta al presidente Lula da Silva che il 31 dicembre 2010, nell’ultimo giorno del suo mandato presidenziale, decide di non concedere l’estradizione.

Nel 2017 la revoca dello status di rifugiato
Nell’ottobre del 2017, il caso Battisti fa ancora discutere. L’ex terrorista viene arrestato all’inizio del mese mentre sta fuggendo in Bolivia dal Brasile, pochi giorni dopo che il presidente brasiliano Michel Temer si era espresso sull’estradizione in Italia. Lo stesso Temer, sempre a ottobre 2017, revoca lo status di rifugiato a Battisti e dà ordine di estradarlo in Italia. Ma l’ex terrorista fa ricorso ai giudici del Tribunale Supremo Federale che rinviano la decisione e concedono misure alternative agli arresti in carcere.

L’era Bolsonaro e l’arresto in Bolivia
Di Battisti si torna a parlare nell’ottobre 2018: Jair Bolsonaro, candidato di estrema destra a presidente del Paese, promette al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini l’estradizione dell’ex terrorista. Dopo la vittoria alle presidenziali di Bolsonaro, alla fine di ottobre 2018, Cesare Battisti fa perdere le sue tracce, finché il suo legale non precisa: si è semplicemente spostato da Cananeia, dove risiede, a San Paolo, dove si è riunito con i suoi rappresentati legali. Due mesi dopo, nel dicembre 2018, il Brasile annuncia: “Cesare Battisti deve essere arrestato per evitare il pericolo di fuga in vista di un’eventuale estradizione”. A ordinare l’arresto, con un provvedimento immediatamente esecutivo, è un magistrato del Supremo tribunale federale, lo stesso che nell’ottobre dell’anno precedente gli aveva concesso misure alternative al carcere. Il presidente uscente Temer firma il decreto, e Battisti sparisce. Il Brasile ammette che “potrebbe aver lasciato il Paese” e diffonde le foto di possibili travestimenti. Battisti risulta latitante fino alla cattura avvenuta in Bolivia il 12 gennaio 2019.

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