Home Attualità Giornata storica: “ nel regno saudita la liberazione delle donne alla guida”.

Giornata storica: “ nel regno saudita la liberazione delle donne alla guida”.

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Oggi in Arabia Saudita è una giornata storica. Dalla mezzanotte di domenica 24 giugno le donne hanno il diritto alla patente di guida e possono imbracciare il volante di un’automobile, di un camion o il manubrio di una motocicletta. L’abolizione del divieto di guida per le donne era stata annunciata nel settembre 2017 da re Salman e fa parte del piano di riforme Vision 2030 (Epa). Era l’unico Paese al mondo in cui resisteva questo veto, caduto per decreto emesso dal re saudita Salman. L’annuncio è arrivato dalla tv di stato, da Al Arabyia, e contemporaneamente è stato dato in un evento a Washington. L’ambasciatore di Riad negli Stati Uniti ha definito questo «il momento giusto per questo cambiamento perché in Arabia Saudita abbiamo una società giovane e dinamica». Con la possibilità di guidare cade uno dei simboli della legale sottomissione femminile nel paese. Contro il divieto ci sono state proteste e molte donne hanno postato loro immagini alla guida. Sul web c’è una parodia di «No woman, no cry».

Per il divieto erano state date, dai teologi wahabiti, il ramo sunnita  dell’Islam in Arabia, e dal governo le spiegazioni più disparate. Guidare avrebbe limitato le possibilità di concepimento delle donne, sarebbe stato inappropriato e pericoloso per la stabilità del Regno. Non che stupisca in un paese dove uno sceicco ha detto pochi giorni fa che le donne hanno un quarto del cervello degli uomini.
L’apertura ai diritti delle donne sarebbe opera dell’ascesa del principe Mohammed bin Salman, 32 anni, ma ha soprattutto ragioni economiche. Qui tutto gira attorno al petrolio. Il calo nei prezzi dell’oro rende necessario includere le donne nella società, farle diventare attive economicamente e non spendere i 6.7 miliardi di dollari che il paese investe in autisti e lavoratori stranieri.

Le donne non avranno bisogno del loro “guardiano”per prendere la patente. Uno scatto di autonomia in paese dove le donne, oltre a non poter mostrare il loro volto in pubblico, sono obbligate ad avere un tutore uomo. Non tutte hanno un documento di identità, per averlo serve il consenso maschile. Anche per votare, ne hanno diritto solo per le elezioni locali, devono essere accompagnate da un uomo alle urne. Possono candidarsi, ma non parlare in pubblico. Solo pochi giorni fa sono entrate per la prima volta allo stadio ad assistere a un evento sportivo, ma sulla pratica sportiva hanno grandi limiti.
È proprio il caso di dire: “No woman, no cry”.

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