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L’ Italia è un “Paese da codice rosso”. E’ un grido di allarme quello che Ance lancia a livello nazionale.

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Un appello che suona come un vero e proprio allarme: infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute, cantieri che non partono. Il ritratto fosco di un Paese intero ormai in codice rosso su tutto il fronte dei lavori pubblici. L’associazione dei costruttori edili auspica che si formi a breve un nuovo Governo e chiede un atto di volontà e coraggio per rimettere mano al Codice appalti e eliminare le procedure farraginose che bloccano l’apertura dei cantieri. Lo si deve al nostro Paese, ma soprattutto a tutte quelle aziende sane che rispettano norme, contratti e muovono la loro azione all’interno della rigida condizione di legalità, ecco perché la riforma della normativa sugli appalti non è solo una necessità del settore ma è prerogativa di giustizia e trasparenza. L’ azione che l’Associazione Nazionale Costruttori Edili nazionale ha voluto mettere in atto ponendo all’attenzione dell’opinione pubblica il problema collegato all’immobilismo nel settore dei lavori pubblici e l’inadeguatezza del nuovo Codice degli Appalti, una riforma nata male ed evoluta ancora peggio. Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, di cui al D.lgs. n. 50/2016, si è posto l’obiettivo di definire un quadro normativo europeo che garantisse a tutti gli attori del mercato – stazioni appaltanti, progettisti, imprese – un sistema di regole chiare ed efficaci, in chiave di crescita del Paese e di rilancio degli investimenti. La riforma, pur nella piena condivisione dei principi che l’hanno ispirata, è a distanza di due anni ancora lontana dal suo definitivo completamento e, nonostante gli interventi correttivi, l’originaria promessa di innovare e qualificare il settore degli appalti si può dire sia fallita. Sono i numeri a dircelo impietosamente. Un grido raccolto e rilanciato da Ance: “La situazione in cui versano in Italia strade, ponti, reti ferroviarie, edifici, spazi verdi e scuole è a rischio. E purtroppo è come se, per accorgercene, sia necessario attendere il prossimo evento atmosferico intenso o calamitoso”, afferma l’Associazione nazionale dei costruttori edili. Ci chiediamo come possa a volte anche un’ amministrazione pubblica aggirare certe strettoie burocratiche che dissuadono dal tentativo di rimettersi in marcia sul fronte degli investimenti infrastrutturali, quando per costruire una scuola o riparare l’alveo di un fiume esistono norme incomprensibili anche per le pubbliche amministrazioni che le devono applicare: bloccano le opere, ma non l’illegalità degli affidanti in condizioni di emergenza. Alla base di questa situazione sta il fatto che “le risorse ci sono ma rimangono sui conti correnti dello Stato”.
Serve subito un decreto legge, – afferma Ance – per consentire alle amministrazioni di far partire i lavori, e poi una nuova riforma dotata di un regolamento attuativo che restituisca la certezza del diritto. I segni della crisi sono dunque non solo nel segno meno di fatturato e occupazione, ma anche in uno Stato che non riesce a rispondere alla domanda di pubblico e di sicurezza. L’Italia bloccata, al via la campagna Ance per rimettere in moto i cantieri una forte azione di sensibilizzazione perché si possa arrivare in tempi brevi a dei primi risultati. Occorre agire subito!

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