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La prigione dell’umanità, dal deep web al 4.0

Il nuovo libro di Livio Varriale a metà tra inchiesta giornalistica e saggio, i rischi di internet

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Come una fogna, c’è una parte del web che esiste ma che noi non vediamo. E come una fogna nasconde insidie, brutture e un fascino sinistro.

Là, nella fogna, sguazzano topi di rete che trafficano qualsiasi cosa si possa vendere e comprare; e diversi mostri.

foto livio varrialeQuella della fogna non è l’unica metafora utile a descrivere il deep web, il lato oscuro della rete. Un’altra rende l’idea delle sue dimensioni: un enorme iceberg che si muove sotto la superficie di cui il clear, il web che tutti conosciamo, non è che la punta emersa.

Sott’acqua puoi trovare di tutto: liberi pensatori e spacciatori di droga, sicari e sognatori, chi lotta per un mondo migliore e chi vende bambini, aziende normalissime e trafficanti di armi. Anarchici e criminali.

Mentre su, nel cosiddetto clear web, si scatena una guerra condotta a colpi di app e nuove tecnologie, voluta da multinazionali decise a orientare i consumi acquisendo miliardi di dati e propinandoli tramite gli apparentemente innocui social network.

Che mondo viviamo? È il mondo che Livio Varriale (nella foto) ha deciso di analizzare in questo appassionato lavoro, frutto di un anno di esplorazione del deep web e di uno sguardo disincantato sul clear.

Romanzo, inchiesta giornalistica e saggio al contempo, il volume racconta, a partire da un’esperienza diretta, i pericoli che stanno sopra e sotto la superficie di Internet, il vero tiranno del nostro tempo.

Che, schermandosi dietro grafiche colorate e suggestivi viaggi virtuali, ci sta mettendo in gabbia.

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