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Un’Italia che si è affidata a Di Maio e Salvini.

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I primi risultati delle elezioni politiche 2018, vedono due trionfatori e tutti gli altri sconfitti. Il Movimento 5 Stelle, primo partito con oltre il 31% delle preferenze, e la Lega di Matteo Salvini, davanti a Forza Italia nel centrodestra. Proprio la coalizione di centrodestra è quella che raccoglie il consenso più ampio, oltre il 36%, ma nessuno, con i dati attuali, è in grado di governare in autonomia.
Chi subisce la batosta maggiore è il Pd di Matteo Renzi che galleggia attorno al 20%. Appena sopra il 3% Liberi e Uguali, la formazione di Pietro Grasso, non ci arriva invece +Europa che non supera a livello nazionale lo sbarramento e avrà solo gli eletti nei collegi uninominali. Alla fine però non vince neanche il centrodestra perché non ha maggioranza autonoma.
Il centrodestra ottiene più seggi sia al Senato (140 nella migliore delle ipotesi, secondo le proiezioni del Consorzio Opinio Italia), sia alla Camera (257 nello scenario più ottimistico). Ma resta ben lontano dall’asticella che permette di legittimare un governo. Il primo partito è di gran lunga il Movimento 5 Stelle che però potrà ottenere fino a 119 poltrone a Palazzo Madama e fino a 240 a Montecitorio. In mezzo il centrosinistra, con fino a 55 seggi al Senato e fino a 120 alla Camera. Nessuna coalizione ha raggiunto il 40% e non si prospetta una maggioranza né al Senato né alla Camera. Insomma si cercano intese, larghe o no.
La palla passa ora al presidente della Repubblica Mattarella che, sulla base di numeri e consultazioni, dovrà decidere se e a chi dare l’incarico per formare un nuovo governo. Prima, però, c’è la partita delle presidenze delle Camere, essendo la prima votazione  fissata per venerdì 23 marzo, ed è ovviamente tutta ancora da giocare nelle prossime settimane.
Un’Italia alla ricerca di una leadership che dia risposte ai suoi problemi. Un’Italia che si è affidata a Di Maio e Salvini, perché fuori dalla politica-politichese; fuori dai salotti; fuori dai dibattiti su tecnicismi che poco appassionano gli elettori. Qualsiasi giudizio ciascuno abbia su Di Maio e Salvini bisogna dar loro atto di essere riusciti a rimanere fuori dal trituratore della politica romana che ama guardarsi allo specchio caratterizzandosi come outsider.
Hanno sfruttato bene le piattaforme sociali e le reti dei propri partiti. Sono rimasti al centro del dibattito nonostante gli errori, le sgrammaticature e le rispettive posizioni. Sono rimasti vicini agli elettori. Che ci piaccia o no, hanno saputo costruire un racconto che non fosse solo di protesta ma anche di risposta ai problemi concreti della gente: dal reddito di cittadinanza al tema dell’immigrazione. “C’è un elemento certo: saremo il pilastro della prossima legislatura ed è il risultato di tutti questi anni di lavoro”, dice Alfonso Bonafede, potenziale ministro della Giustizia in un governo Cinquestelle.

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