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Il Festival di Napoli – VII edizione – torna in una versione riveduta e corretta, Mercoledì 6 Aprile 2022 alle ore 15, 00 e alle ore 20:30, presso il Teatro Sannazaro di Napoli, organizzato dall’A.N.I.A. – Associazione Nazionale Italiana Artisti, presieduta dal Maestro Massimo Abbate (figlio del noto cantante napoletano di fama internazionale Mario Abbate) per la valorizzazione della canzone e della cultura napoletana, patrocinato da Regione Campania, Comune di Napoli, Città Metropolitana di Napoli e Comune di S.Antonio Abate.

Intervista – Massimo Abbate 

– Partiamo dal principio: com’è nata l’idea di “rivedere” il Festival di Napoli Lyric & New Generation?

“Il Festival di Napoli non è solo una kermesse ma racconta, promuove e valorizza la cultura partenopea.
Lyric è tradizione, New Generation è l’innovazione, l’idea nasce per promuovere la cultura musicale partenopea nel nostro Paese e per ribadire la canzone napoletana nel mondo, lasciando l’identità musicale, poetica e sentimetale”. 

– Quest’anno il Festival di Napoli giunge alla sua VII edizione. Come si è evoluto dai suoi inizi?

“La prima edizione risale al 2015, la nostra “mission” una mentalità tesa al cambiamento e al miglioramento, con tutti i sacrifici che ciò comporta.
Non è semplice intraprendere un percorso di crescita lineare e senza intoppi. Abbiamo seguito i nostri obiettivi e una direzione ben precisa, un impegno costante e l’instancabile volontà di soddisfare le ambizioni e il desiderio degli Artisti”. 

-Cosa l’ha guidata nella scelta degli artisti di questa edizione? Quali criteri? Esiste un filo conduttore?

“La scelta degli Artisti non avviene casualmente, nè per propri gusti. Abbiamo scelto la qualità e fatta passare rispetto ai soliti “prodotti” commerciali. Il direttore musicale L. Pariota ci aiuta a fare scelte ponderate e di valore. Il filo conduttore è l’originalità, l’ umiltà e la conoscenza, trasferiamo le nostre esperienze ai nuovi talenti”. 

-Sulla base della sua esperienza come Direttore Artistico, ma anche da spettatore, come ha visto evolvere la canzone Napoletana in Italia e nel panorama internazionale?

La città partenopea è stata uno dei maggiori centri di diffusione del melodramma. Tante sono le canzoni conosciute, volendo fare una cernita si possono annoverare le seguenti: Cicerenella, Lo guarracino, Te voglio bene assaje, Santa Lucia, Funiculì funiculà, Era de Maggio, O sole mio, I’te vurria vasà, Torna a Surriento, Come facette mammeta, Tarantelluccia, Core ‘ngrato, Ninì Tirabusciò, ‘O surdato ‘nnamurato, Reginella, Passione, Dove sta Zazà?, Tammuriata nera, Anema e core, Malafemmena, Maruzzella, Chella llà, Caravan Petrol e tante altre ancora. Durante il periodo d’oro degli anni Sessanta, si creano anche delle fusion musicali, come quelle di Peppino Di Capri che innesta melodie partenopee con ritmi musicali stranieri, oppure Roberto De Simone che mescola la musica colta recuperando il folklore napoletano. La canzone napoletana classica, che vede il suo apice fino alla prima metà del Novecento, subisce un punto di rottura nel 1970, quando si conclude il Festival della Canzone di Napoli. Ricordiamo grandi successi, gli “Osanna”, un gruppo musicale italiano di genere rock progressivo, formato a Napoli. Ancora Pino Daniele, cantautore, chitarrista di formazione blues e compositore, è stato a cavallo degli anni settanta e ottanta, uno dei musicisti più innovativi del panorama italiano. Un altro grande successo segna il 1986 con ‘Caruso’ del cantautore emiliano Lucio Dalla, una dichiarazione d’amore dello stesso cantante per la città di Sorrento. La produzione della canzone napoletana tende a perdere il legame con un passato colto e classico. Ci si allontana da quell’opera cantata classica, ed inizia la nuova epoca dei cantanti napoletani neomelodici, senza dimenticare la nuova onda Trap napoletana”. 

-Qual è l’impronta del Direttore Artistico?

“Considero il Festival di Napoli Lyric & New Generation una vera e propria rivoluzione culturale, a partire da una qualità artistica di altissimo livello, l’impronta di ogni attività è all’insegna dell’etica e della meritocrazia.
Diamo spazio all’Arte, alla Cultura, vogliamo dare un futuro ai giovani attraverso la creazione artistica, di continuare a fare innovazione e a onorare il nostro patrimonio culturale”. 

-Quanto è difficile alla fine il lavoro del Direttore Artistico?

“Il Festival di Napoli ebbe il suo esordio nel 1952 fino al 1971, dove ebbe una battuta d’arresto. Con il ruolo di Direttore Artistico, lo sto riportando agli antichi splendori.
Responsabilità, professionalità, coraggio, forza e determinazione, il tutto sostenuto solo da una grande passione e una fervente volontà. Questo ha permesso di generare quel potenziale che segna e contraddistingue il nostro Festival. Una continua ricerca di un flusso di energia che scorre costante tra chi racconta e chi si pone in ascolto, in una commistione che si è rafforzata e amplificata con la VII edizione del Festival di Napoli”. 

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