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I viaggi all’estero delle opere d’arte sono costati un’indagine per abuso di ufficio al sovrintendente al polo museale fiorentino, Cristina Acidini, e al suo predecessore, l’attuale direttore dei musei Vaticani Antonio Paolucci, che e’ stato anche ministro ai beni culturali nel governo Dini. L’inchiesta verte su una convenzione stipulata nel 2006 dalla sovrintendenza fiorentina con la compagnia Axa-art, per la copertura assicurativa di statue e quadri in caso di prestiti per mostre o esposizioni fuori dall’Italia. Il polo museale fiorentino sovrintende strutture come gli Uffizi, Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli e la Galleria dell’Accademia, che custodisce il David di Michelangelo. La convenzione al centro dell’inchiesta e’ stata firmata nell’autunno del 2006 da Paolucci, poco prima del suo passaggio da Firenze a Roma, ed e’ poi stata confermata dalla sovrintendente Acidini.

Oltre a loro sono indagati un agente dell’assicurazione Axa-art (“L’unica compagnia di assicurazioni che si dedica esclusivamente alla protezione di opere d’arte”, e’ scritto nella home page della compagnia) e il segretario del sovrintendente (in carica sia con Paolucci sia con Acidini), Marco Fossi. L’inchiesta e’ coordinata dal pm Luigi Bocciolini e condotta dalla guardia di Finanza. Secondo gli investigatori, i due sovrintendenti avrebbero violato le norme europee che prevedono, per la scelta della compagnia assicurativa, il ricorso alla gara, quanto l’ammontare della polizza assicurativa superi i 50 mila euro.

Nel pomeriggio, la sovrintendente Acidini ha diffuso una nota per comunicare le sue dimissioni. “Le ho presentate al ministero il 5 settembre”, ha specificato, per sottolineare che non sono state la conseguenza dell’inchiesta. La scelta, sostiene la sovrintendete, era gia’ maturata ed e’ legata ai “probabili effetti della riforma” del Mibact elaborata dal ministro Dario Franceschini che, ha aggiunto Acidini, “nel futuro assetto di soprintendenze e musei, non prevede una posizione paragonabile alla mia attuale”. In effetti, gia’ in agosto la soprintendente aveva mosso qualche critica alle ipotesi di riforma. Le indagini che la riguardano sono due: la seconda e’ della Corte dei conti ed e’ riferita ai canoni – troppo bassi secondo l’accusa – stabiliti per far tenere concerti di musica classica al giardino di Boboli.

“La dottoressa Cristina Acidini si dichiara estranea alle contestazioni che le sono state mosse – ha detto il suo legale, all’avvocato Nino D’Avirro – e sottolinea da un lato il comportamento trasparente e documentalmente verificabile della Soprintendenza, e dall’altro il fatto che nessun vantaggio e’ derivato ne’ a lei stessa ne’ agli altri indagati, che hanno agito nell’esclusivo interesse pubblico per scopi istituzionali”. L’esistenza di un’indagine, nata da un esposto, e’ emersa in seguito ad alcune perquisizioni della guardia di finanza alla sovrintendenza fiorentina.

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