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Giorgia Meloni spiega perché non può tagliare le tasse sulla benzina. Nel programma promesse senza coperture. L’Europa sull’attenti a Ramstein. Lutto per il grande Pell. Il Fatto riabilita il Divo?

C’è chi si affretta a dire che è il primo inciampo vero di Giorgia Meloni. E chi, avendo ormai metabolizzato l’invasione russa in Ucraina, parla di “guerra”. Certo lo scontro è su un tema molto caldo: sull’inflazione e i rincari dei prezzi si gioca infatti l’economia delle famiglie italiane. La questione è chiara: la premier, d’accordo con Giancarlo Giorgetti, non ha voluto toccare le tasse sulla benzina, le cosiddette “accise”. Dato che in altri tempi lo aveva promesso, ieri ha postato un video in cui ha difeso le proprie ragioni ma dall’opposizione hanno fatto notare che il taglio delle tasse sui carburanti era nel programma di governo. E qui viene al pettine un nodo evidente: l’ultima campagna elettorale ha avuto una grave anomalia. Per la prima volta, dal 1994, il centro destra ha presentato un programma senza prefigurare la copertura finanziaria delle riforme proposte. Qui e anche sul Domani, lo abbiamo scritto in questi mesi e a più riprese. Così come è sempre stato evidente, fin dal primo discorso della premier alla Camera, che esistevano due Meloni: quella della realtà e quella della propaganda. Detto questo, la responsabilità e la pragmaticità del buon governo vanno sempre apprezzate, soprattutto rispetto alla demagogia di alleati come Forza Italia e Lega.

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