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Il governo obbliga i distributori di benzina a mettere il prezzo medio in evidenza. Meloni visita il Papa, simpatia e temi sociali, messaggi nei doni. I russi sfondano. Bannon: ok l’assalto brasiliano

Il governo interviene sui prezzi della benzina ma non tocca le accise, cioè le tasse, sui carburanti. Come invece avevano chiesto i petrolieri e come nel governo avevano sostenuto i ministri di Forza Italia. Giancarlo Giorgetti ha spiegato ieri nel Consiglio dei Ministri che il taglio era insostenibile perché sarebbe costato un miliardo. Giorgia Meloni ha anche criticato, durante la riunione, ma senza fare nomi, i Ministri che sono andati in televisione a chiederlo. Le misure prese nel decreto ad hoc dall’esecutivo puntano a colpire la speculazione e i “furbetti”. Sulle autostrade i distributori avranno l’obbligo di riportare in evidenza il prezzo medio giornaliero, che sarà loro comunicato da Roma. Toccherà agli utenti saper leggere le indicazioni sui prezzi e nel caso scegliere i venditori più onesti. Sono previste anche multe e sanzioni. La battaglia sul prezzo della benzina, com’è evidente, riguarda tutti i rincari, visto che la stragrande maggioranza dei beni alimentari e di consumo viaggia in tutta la penisola. Il sociologo Giuseppe De Rita, in un’intervista a Repubblica di commento sulle misure adottate, identifica un tema cruciale del governo Meloni: la relazione fra la propaganda e gli atti concreti di governo. Finora pragmatismo e buon senso sono prevalsi, ma il rischio è che presto emerga una contraddizione fra la realtà e gli slogan.

A proposito di Giorgia Meloni, ieri la premier, con la figlia e il compagno, ha visitato i Sacri Palazzi per incontrare papa Francesco. Le relazioni fra Italia e Santa Sede sono buone e hanno confermato la simpatia e il sostegno del Papa verso il governo italiano, di cui aveva parlato su un volo papale. Simpatia ricambiata da Meloni in un bel tweet dopo la visita. Il “dialogo” si è svolto attraverso i doni fatti: Bergoglio ha regalato all’atlantista Meloni il suo libro con i discorsi sulla pace e il documento di Abu Dhabi sulla fratellanza universale. Quest’ultimo è la carta fondante della “Fratelli tutti”, donato alla leader di Fratelli d’Italia. La premier, fra gli altri omaggi, ha voluto regalare un angelo dalla sua collezione privata, un segno della propria spiritualità, se non della propria fede. Non è stato comunque toccato il tema dei migranti e delle Ong.

Quanto alle discussioni e divisioni nella gerarchia ecclesiastica dopo i funerali di Benedetto XVI, Avvenire torna sul tema con un’intervista al teologo Coda contro il “chiacchiericcio”. Ma il tono è fortemente conciliante. Ieri sera, a 81 anni, è morto il Cardinale australiano Gorge Pell, che aveva un alto incarico in Curia, dopo il processo e la galera subiti nel suo Paese per un caso di pedofilia poi rivelatosi infondato. Giancarlo De Cataldo su Repubblica analizza le due piste rimaste in pedi nelle indagini (per ora giornalistiche) sul caso di Emanuela Orlandi, mentre Maurizio Crippa sul Foglio dice che ci vorrebbe un Jorge Luis Borges.

Veniamo alla guerra in Ucraina. Nato e Unione Europea «rafforzano» la cooperazione. Lo hanno confermato ieri la presidente Ursula von der Leyen e il segretario della Nato, Jens Stoltenberg. Prossimo appuntamento il 20 gennaio, quando nella base militare di Ramstein in Germania, il capo del Pentagono, Lloyd Austin, riunirà il «gruppo di contatto» degli oltre 40 Stati che sostengono la resistenza di Kiev. Intanto i russi sfondano nella cittadina di Soledar nell’Ucraina orientale, a una decina di chilometri da Bakhmut. Lo ha ammesso anche Volodymyr Zelensky. La Russia considera importante conquistare queste città, per raggiungere il suo obiettivo di occupare tutta la regione orientale del Donbass. Putin riabilita un generale dell’esercito che aveva silurato.

Ancora tanti e interessanti i commenti sul quasi golpe sventato in Brasile. Steve Bannon, sul Corriere, inneggia al populismo dal basso dei sostenitori di Jair Bolsonaro. Mentre Donatella di Cesare sul Fatto vuole distinguere i rivoltosi brasiliani da chi vuole la pace. Scrive: “Appare del tutto fuorviante inserire a forza il fenomeno – come si fa in questi giorni nei media italiani – all’interno dell’ormai famoso scontro di civiltà tra il fronte delle democrazie e quello degli autocrati, fra il campo del Bene e il campo del Male, lo schema volto a giustificare la guerra europea in atto”. Valter Veltroni dalle colonne del Corriere si dice preoccupato delle tendenze populiste mondiali e scrive, dopo aver accostato al saccheggio di Brasilia anche l’assalto romano alla Cgil: “Qui mi preme dire che la democrazia non vive senza la politica, senza la cristallina differenza delle opzioni tra schieramenti diversi e senza forze che, legittimandosi e rispettandosi, rappresentino questa meravigliosa diversità. La democrazia non vive se i partiti si trasformano in puri contenitori di ambizioni private, se personalismi e correntismi senza politica prevalgono sulle ragioni fondanti delle identità culturali, programmatiche, valoriali”. Un messaggio, quest’ultimo, rivolto anche al Pd? I dem proprio oggi si riuniscono in Direzione e devono decidere sulle primarie.

Le altre notizie dall’estero. Sull’Iran bel racconto di Cecilia Sala per il Foglio con testimonianze da Teheran: “Nel posto da cui chiama c’è una pista da skate in mezzo a un frutteto piena di ragazze. I video che mostrano parchi, bazar, stazioni e centri commerciali della capitale con persone che vanno al lavoro o fanno la spesa, dove le donne che indossano il velo sono una minoranza o non compaiono sono stupefacenti e impensabili per chiunque abbia in mente il colpo d’occhio a Teheran fino a quattro mesi fa”. La Cina torna sotto l’incubo del Covid mentre la variante “Kraken” è per ora al 2,5% in Europa. Non è detto che diventi dominante anche da noi, ma il rischio c’è. Il grande giornalista e scrittore americano J. R. Moehringer (suoi Il bar delle grandi speranze e Open) è il ghost writer del libro di memorie del duca di Sussex Harry, uscito ieri in tutto il mondo. Ci toccherà mica leggerlo?

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