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Ovazione e applausi per la nostra campionessa paralimpica Bebe Vio ieri in visita al Parlamento europeo di Strasburgo. Padrona di casa un’entusiasta Ursula von der Leyen. La cronaca di Repubblica.

«Ho invitato un’ospite d’onore», ha esordito Ursula von der Leyen, «si tratta della medaglia d’oro italiana che ha catturato la mia simpatia questa estate. Forse non sapete che ad aprile le era stato detto che era in pericolo di vita, fu sottoposta a un intervento chirurgico, lottò e guarì. Solo 180 giorni dopo essere stata dimessa ha vinto una medaglia d’oro paralimpica. Diamo tutti insieme il benvenuto a Bebe Vio». Nella presentazione un errore, che forse farà sorridere: non 180 ma appena 119 i giorni intercorsi tra la paura e l’oro di Tokyo. E Bebe è entrata allora nell’inquadratura, sorridente sotto la mascherina, in abito nero, emozionatissima. «L’applauso e la standing ovation del Parlamento europeo sono state due cose bellissime, volevo sotterrarmi. È stato veramente imbarazzante. Bellissimo eh… mi sono avvicinata a Paolo Gentiloni e gli ho detto “aiutami” ». E Ursula ha continuato, mentre negli occhi della fiorettista azzurra si disegnavano stelline di commozione: «Prendiamo Bebe come un esempio ispiratore, è riuscita a raggiungere tutti questi risultati applicando il suo credo: se sembra possibile allora può essere fatto. Allora si può fare», ha detto Von der Leyen in italiano. «Lasciamoci ispirare anche da tutti i giovani che hanno cambiato la percezione del possibile, che ci dimostrano che si può raggiungere tutto quello a cui si crede. Questa è l’anima dell’Europa, questo è il futuro dell’Europa, rendiamola più forte insieme. Viva l’Europa». Le ultime parole del discorso sullo stato dell’Unione sono state per lei, e Bebe, un oro e un argento alle Paralimpiadi di Tokyo, ha ringraziato con gli occhi. E poi hanno ragionato insieme, in privato, «ci siamo confrontate su temi per noi molto importanti come la disabilità e l’inclusione sociale attraverso lo sport paralimpico. Abbiamo anche parlato del progetto WEmbrace Sport (sarà presentato oggi a Milano) e del film RisingPhoenix che a lei è piaciuto moltissimo. Proprio per questo la Commissione Europea ha chiesto a Netflix di lasciarlo visibile gratuitamente su YouTube fino al 21 settembre». Infine, l’immancabile “bebata”, via Instagram: «Ursula, sei una grande, la prossima volta però facciamo da me e ci facciamo una carbonara tranquilli a Trastevere». Una giornata particolare, quella a Strasburgo, speciale. Quasi quanto quella cena da Obama, nel 2016, lei tra le quattrocento “eccellenze” italiane invitate alla Casa Bianca, di sicuro la più vivace, la più “figa”, direbbe lei, con la sua vita complicata – la meningite che le portò via braccia e gambe a 11 anni, e un’infezione da stafilococco aureo, che ad aprile per poco non la uccide – trasformata in una “figata”, appunto, dalla sua testa incredibile e dal suo immenso talento sportivo. Sono arrivate così le medaglie, i Mondiali vinti, le Coppe del Mondo, gli urli e un’aura di imbattibilità, ma anche una simpatia contagiosa che non l’abbandonano mai. Influencer sì – e ha anche una Barbie a lei dedicata – ma del bene, del bello, dell’inclusione, della felicità».