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Il leader di Azione rompe il patto appena siglato con Letta. Si profila una vittoria del centro destra. Ma lo strappo ha dei motivi. In Ucraina rischio nucleare. Il Papa è soddisfatto per il grano

Dunque nel giro di una settimana (con la Versione a riposo) Carlo Calenda ha stretto e poi rotto un patto di alleanza con il Partito democratico di Enrico Letta. La corsa verso il 25 settembre si sta traumaticamente chiarificando: a stamattina appare come una gara a quatrro. Da un lato c’è il centro destra a trazione Giorgia Meloni, dall’altra Carlo Calenda con Azione, il Pd con la superstite +Europa, Articolo Uno, Verdi e Sinistra Italiana e infine il Movimento 5 Stelle. Obbiettivamente un sistema politico un po’ esploso e per certi versi estremizzato. E tuttavia la rinuncia all’ammucchiata, all’armata Brancaleone, ad un’alleanza motivata solamente dalla volontà di non far vincere l’avversario è un elemento di chiarezza. A chi non voglia votare Giorgia Meloni, restano tre possibili opzioni per “condizionarla”: la sinistra, i 5 Stelle o un’opzione centrista e liberale. Si voterà il meno peggio, come sempre, ma almeno sulla base di una proposta chiara. I commentatori notano che però così il centro destra ha molti numeri per fare cappotto. Come dice Letta, la rottura del patto da parte di Calenda “fa vincere” gli avversari. Almeno in base ai sondaggi.

Ma è sbagliato leggere l’ultima decisione di Calenda solo come il frutto di una bizzarria caratteriale. La politica ha una sua logica: appena siglato l’accordo col PD, martedì scorso, si è capito che Azione avrebbe dovuto accettare altri accordi del Nazareno con altri partiti, come Verdi e Sinistra Italiana, su una linea diversa e persino contraria a quella descritta nell’accordo Pd-Azione. Forse il leader di Azione si era illuso di poter egemonizzare il Pd o forse non aveva valutato e soppesato le conseguenze di quell’accordo. Non era e non è nel suo interesse confondere la propria identità in un partito laburista. In politica il vuoto non c’è e la voragine provocata dal harakiri moderato di Forza Italia ha creato una domanda al centro del sistema a cui Calenda, e forse Matteo Renzi, provano a rispondere. Con un azzardo, certo. Ma anche la sinistra di Enrico Letta oggi è all’anno zero. Perde l’ancoraggio al centro per aver voluto rincorrere Verdi e SI, che peraltro predicano il ritorno con i 5 Stelle

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