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Antonio Conte, nel ‘faccia a faccia’ all’interno del Processo del Lunedi’ su Rai Sport 1, torna a parlare della sua scelta di accettare la panchina della Nazionale. “In un primo momento non era in testa ai miei pensieri. Quando mi ha chiamato Tavecchio ero fuori Italia ed ero disinteressato. L’insistenza del presidente mi ha fatto vacillare l’idea di voler continuare a fare l’allenatore di club, e ha influito tamno anche la famiglia. Erano molto entusiasti. Poi ovviamente ha contato anche il pensiero di una nuova sfida. Percorso di allenatore della Nazionale e’ completamente diverso: ogni giorno per 8 anni plasmavo i giocatori anche dal punto di vista motivazionale, la sfida di averli 7-10giorni al massimo per un mese, dare una idea di gioco, ambizione, mentalita’ e cattiveria agonistica e’ una bella sfida. Io vivo di sfide e quando non sono facili mi danno ancora piu’ adrenalina”.

Su come risalire dal 13° posto del ranking mondiale attualmente occupatp dall’Italia, afferma: “Siamo nel posto che meritiamo. Ognuno ha quel che si merita in tutte le situazioni, ma dobbiamo lavorare per crescere. Siamo partiti bene, al di la’ del risultato. Tanta voglia, tanta disponibilta e tanta delusione in quelli che hanno partecipato al Mondiale. Questo ci puo’ aiutare a riprenderei il posto che ci compete. E’ un momento non facile. Ti rendi conto da tante cose che la situazione in Italia non e’ semplice. Una su tutte: mi ritrovo dei calciatori che usano la Nazionale come spot per giocare nei propri club. Prima giocavano nel club per conquistarsi la Nazionale. Ora arrivano e devono mettersi in evidenza per riuscire a trovare spazio nella loro squadra. La percentuale altissima di stranieri nei club poi non aiuta. Vedere partite con 1-2 o zero italiani non e’ aspetto positivo, bisogna intervenire da questo punto i vista”.

Sulla possibilita’ di vedere giocare insieme Pirlo, Verratti e De Rossi: “Difficile che possano giocare anche solo due di queti tre. De Rossi puo’ farmi anche il difensore centrale nella difesa a tre. Ben venga che ci sia ampia scelta, pero’ ho idee chiare su ruoli e caratteristiche per atturare idee tattiche che ho in testa”. Su cosa cambiare nelle regole del calcio italiano per tutelare i nostri giocatori, il ct azzurro ricorda come: “Sono al vaglio diverse situazioni. A me spetta di lavorare sul campo. Dal punto di vista politico e’ gusto che ci siano persone che prendano decisioni. Io daro’ un mio parere su come migliorare per avere piu’ italiani, ma se e’ giusto che sul campo la mia parola e’ unica su tutto, dal punto di vista politico ci sono persone piu’ adatte. Limite minimo di italiani in camo di 5 giocatori e’ importante sotto tutti i punti di vista”. Sulla possibilita’ di fare stage durante la pausa per le feste natalizie: “Non lo so. Da novembre a marzo buco di 4 mesi in cui sulla carta non dovrei vedere i calciatori. Mi auguro di non disperdere in quel buco il lavoro che stiamo facendo. Spero che gli interessi della Nazonale siano presi in considerazione”.

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