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Rinnovo della presidenza della Repubblica. Fra le righe del dibattito fra Giorgia Meloni ed Enrico Letta si può leggere una convergenza su un Mattarella bis. Paola Di Caro per il Corriere della Sera.

«Divisi in Italia, uniti per difendere l’interesse nazionale in Europa. E soprattutto concordi sul Quirinale, almeno nel metodo: il prossimo presidente dovrà essere eletto insieme. Fabrizio Roncone, inviato del Corriere della Sera , mette seduti accanto, sul palco della Casa del Cinema di Roma, Enrico Letta e Giorgia Meloni, che pure non si erano risparmiati di recente reciproci fendenti, e li fa confrontare su tutto in occasione della presentazione del suo libro «Razza Poltrona – Una classe politica sull’orlo del baratro», edizioni Solferino, un viaggio senza sconti nella crisi di un intero sistema che ha portato al governo Draghi. Incalzati dalle domande del vice direttore di Huffington Post Alessandro De Angelis, il leader del partito che con più convinzione sostiene l’esecutivo – «Deve durare fino alla scadenza naturale del 2023, Draghi è un’opportunità unica per l’Italia» – e la leader dell’unico partito di opposizione si trovano d’accordo su pochi punti. Ma lo fanno su uno dei nodi dei prossimi mesi: l’elezione del capo dello Stato. È esplicita Meloni quando le si chiede una previsione: «Credo che le quotazioni di Mattarella siano molto alte, mi pare per molti la strada più facile». Non un bene, per lei: «Non condivido questa scelta. Forzare le regole per una seconda volta mi pare brutto», ma d’altronde «non credo che Draghi sia particolarmente interessato». E il fatto che una sua eventuale elezione avvicinerebbe il voto delle Politiche «è un punto a sua favore, ma lo rende appunto improbabile» perché nessuno scalpita per andare al voto. Però, è l’appello, «sarebbe una grande vittoria della politica aprire un dialogo, non mettere un proprio uomo, l’idea che ho io è quella di un presidente che garantisce il sistema, che sia slegato dalle dinamiche». Letta non fa nomi, ma a sua volta prevede che «il prossimo anno non ci saranno elezioni anticipate» e accoglie l’invito dell’avversaria: «Sono assolutamente favorevole a coinvolgere l’opposizione, con un voto che metta tutti insieme». Poi, si vedrà in quale modo si arriverà alle elezioni del 2023. E molto si capirà dalle prossime settimane: «Considero la campagna elettorale per queste amministrative molto importante. Mai come questa volta è un prodromo, una prova generale rispetto allo schema politico dei prossimi anni», è il messaggio rivolto ad alleati di oggi e potenziali, come il M5S. Meloni invece considera un punto fermo l’alleanza di centrodestra, respinge la ricostruzione di una coalizione divisa anche sull’emergenza Covid – «Non è vero che abbiamo tre diverse posizioni, siamo tutti a favore dei vaccini» – e va incontro a Salvini: «Il centrodestra al governo si ritrova spesso mortificato da una linea di Draghi molto in continuità con quella di Conte… Non è che Salvini non sia leale, è che gli si chiede di fare cose che non farebbe mai». Opposta la considerazione di Letta su Draghi, considerato una «garanzia» per il Paese soprattutto nei rapporti con l’Europa alla vigilia di quello che sarà un lungo confronto tra paesi «frugali» come i nordici che chiedono il ritorno al vecchio patto di stabilità e quelli come Italia, Francia, Spagna che si oppongono. Una battaglia questa, assicura però Meloni, che la vedrà «con Draghi, su questo può contare totalmente su di noi», al di là degli schieramenti. Si chiude con il reddito di cittadinanza. Meloni rivendica la sua contestata definizione di «metadone di Stato», Letta non gradisce ma auspica una riforma per facilitare i meccanismi di ingresso nel mondo del lavoro».

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