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Se in Usa si discute della fede cattolica di Biden, da noi ci sono i credenti nella Cina, che si agitano in questi giorni di contrapposizione dell’Occidente. Salvatore Cannavò per Il Fatto racconta la posizione di Beppe Grillo:

«Il riallineamento dell’Italia agli Stati Uniti imposto da Mario Draghi non sembra aver vita facile. Il Garante, nonché fondatore, del Movimento 5 Stelle, infatti, ha lanciato ieri dal suo blog beppegrillo.it una dura bordata contro “la parata ideologica” che a suo dire i Paesi occidentali hanno allestito prima al vertice G7 in Gran Bretagna e poi al vertice Nato. Grillo ha affidato l’attacco anti -Nato al professore di Filosofia morale (è associato alla Statale di Milano) Andrea Zhok: “Negli ultimi due giorni abbiamo assistito a una parata ideologica come non se ne vedevano dalla caduta del Muro di Berlino”, scrive il professore secondo cui “il G7 prima e la riunione della Nato poi hanno colto l’occasione per sparare a palle incatenate contro il ‘nemico’, nelle vesti di Russia e Cina”. Zhok mette in evidenza il tentativo di Joe Biden di resuscitare la linea di frattura tra “noi, l’Occidente” e “loro, gli altri, che minacciano ‘i nostri valori’ “. Un modello argomentativo “sperimentato” nella guerra fredda e che rappresenta “un grande classico”. Il testo del blog di Grillo non è inedito, ha qualche sapore sovranista o, come si direbbe in altri linguaggi, “campista”, ma ripropone una frattura che agita la coalizione di governo e agita all’interno il M5S. La scorsa settimana è stata segnata dalla polemica della visita all’ambasciata cinese a Roma da parte dello stesso Grillo e di Giuseppe Conte il quale alla fine ha declinato l’invito “per impegni personali”. Ma intervenuto domenica scorsa nella trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3, l’ex premier ha ribadito una linea non identica a quella draghiana: “L’alleanza atlantica è un pilastro, ma noi dobbiamo saper cooperare anche con altri Paesi rilevanti, come la Cina”. Era la linea che aveva portato il suo primo governo a siglare l’accordo sulla Via della Seta, oggi presentato dalla stampa mainstream come una specie di tradimento patriottico, e che potrebbe rappresentare il banco di prova della politica estera italiana. Acquista così rilievo la notizia, resa dalla rivista Formiche, di un documento del ministero degli Esteri in preparazione di un prossimo vertice Italia -Cina. Al vertice G7, infatti, Draghi ha parlato di una ripresa in esame del Memorandum con la Cina sposando a pieno il progetto B3W (Build Back Better World) che Biden ha messo in campo per sfidare l’iniziativa di Pechino».

Il Corriere della Sera ricorda che c’è anche D’Alema sulla Via della Seta:

«C’è anche un’intervista a Massimo D’Alema tra le diverse iniziative con cui Pechino si appresta a festeggiare i cento anni dalla fondazione del Partito comunista cinese. La chiacchierata con l’inviato cinese, in cui l’ex premier parla di «straordinari progressi», è stata raccolta a Roma a New China Tv, ed è stata rilanciata su Twitter . D’Alema elogia lo «straordinario salto verso la modernità e il progresso» compiuto dalla Cina, che, sottolinea, «è il grande merito storico del Pcc». Per l’ex premier «la cosa più importante che la Cina è riuscita a realizzare è stato fare uscire almeno 800 milioni di persone dalla povertà. Mai nessun Paese nella storia dell’umanità è riuscito a realizzare una così immensa trasformazione della vita delle persone». D’Alema si dice infine convinto che «lo sforzo principale debba essere quello di riprendere la via di una forte collaborazione», una frase che cade nel momento in cui al G7 sono stati usati toni diversi».