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Ddl Zan all’esame del Senato. Anche ieri Italia Viva è stata leale, ma il ddl Zan si è salvato per un solo voto di maggioranza, 136 contro 135. Il Pd ignora i rischi e continua nella posizione del muro contro muro. La Cirinnà ha teorizzato ieri di preferire “la bella morte” (gergo sempre un po’ fascistizzante, come il “tirare diritto” di Letta) invece che accettare alcune modifiche, per poi approvare con certezza la legge.
«Il voto è arrivato un po’ come un fulmine a ciel sereno a metà mattinata: ieri nell’aula del Senato la sospensiva al ddl Zan (la legge contro l’omotransfobia) è stata respinta per un solo voto, 136 contro 135. Ovvero: per un solo voto il ddl Zan non è sparito dall’Aula e non è sprofondato nel nulla. Ieri è passata poi tutta la giornata a far tornare i conti con il pallottoliere, tra assenti, astenuti, contrari, favorevoli. E alla fine – come dire? – sarebbe bastato un senatore assente perché alla buvette (o alla toilette) a ribaltare il risultato. Di corsa e sul filo del tempo, il senatore Lello Ciampolillo, ex M5S ora Misto, è arrivato in soccorso alla legge, così come all’ultimo è arrivato in Aula il senatore Cinque Stelle Stefano Patuanelli. Ma le luci della ribalta si sono accese soprattutto sugli assenti, visto che nonostante qualche mal di pancia i senatori hanno votato tutti secondo le indicazioni di partito e gli accordi presi, compresi quindi Italia viva e Autonomie. Nelle file del centrodestra mancavano – ingiustificati – 4 leghisti e 3 azzurri. E tanto è bastato a far infuriare il gruppo di Fratelli d’Italia, compatto nel loro voto a favore e con le loro presenze in Aula. Nelle file del centrosinistra gli assenti più numerosi sono stati i M5S, 14, uno in più di martedì, quando il voto sulle pregiudiziali è passato per una manciata di voti, 136 contro 124. Certo i 12 voti di differenza sembrano un’infinità rispetto al baratro che ha vissuto ieri una delle leggi più discusse di questa legislatura (…). Di mediazione non vuole sentire parlare la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà, nemmeno a rischio di affossamento delle legge: «Preferisco morire in battaglia». Non vuole sentire parlare di sconfitta anche il senatore dem Luigi Zanda: «Non è cambiato il quadro, ci sono i margini. Quello che è successo è tutta colpa delle assenze». Si indigna la senatrice Alessandra Maiorino, capogruppo M5S in commissione Giustizia: «Ho sentito tante fake news su questa legge, una cortina di fumo tossica attraverso cui non si vede più la verità». Si susseguono rumors e commenti, anche quello sommesso di Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori dem: «Io non voglio morire in battaglia. Vediamo gli emendamenti in Aula, quelli arrivati fino ad oggi sono irricevibili, ma vediamo martedì».