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Torna al Senato il Ddl Zan, forse per l’ultima volta prima di settembre. Quello di oggi è un passaggio importante perché si capiranno quali emendamenti saranno presentati. La cronaca di Avvenire.

«Gli emendamenti sul disegno di legge Zan sotto i riflettori saranno quelli che presenterà la Lega. Ma proposte di modifica (in attesa di vedere come si muoverà Italia Viva) sono annunciate anche dai senatori Riccardo Nencini del Psi (sull’art. 4, perché la sua formulazione è «scivolosa») e Julia Unterberger, capogruppo delle Autonomie. A Palazzo Madama, dopo lunghi giorni di parole, oggi sarà il ‘gran giorno’ degli emendamenti al tribolato ddl contro l’omotransfobia, dopo la discussione generale avviata la settimana scorsa (e i primi voti, soprattutto quello sulla sospensiva che ha visto il testo non affondare per un voto soltanto). Si potrebbe registrare, in aggiunta all’opposizione del centrodestra che chiede dei ritocchi, una convergenza che attirando eventuali franchi tiratori – metterebbe in difficoltà anche l’ex maggioranza giallorossa che reggeva il governo Conte 2. È così che, sull’iter del provvedimento, al momento sono confermate le previsioni di un quasi certo slittamento a settembre. Molto dipenderà dal numero delle richieste di modifica, ma si rafforza sempre di più – con i decreti in scadenza, il Sostegni-bis e il Recovery, ormai alle porte – l’idea che dopo la ripresa del dibattito nell’aula del Senato, l’esame sia aggiornato. E lo stesso governo non intende favorire uno scontro in maggioranza prima della pausa parlamentare estiva. Intanto sulla legge lo scontro resta acceso. Ieri è arrivato ufficialmente l’appoggio del ‘leader futuro’ pentastellato Giuseppe Conte. «Ha il nostro appoggio», ha detto l’ex presidente del Consiglio. Pd e M5s non presenteranno emendamenti ma solo ordini del giorno; e neanche i renziani, anche se continuano a chiedere una convergenza per cambiare i punti controversi, ovvero gli articoli 1, 4 e 7. «I voti non ci sono al momento, per me un compromesso è fattibile su tre articoli», dice il leader di Iv, prima di attaccare: «È una vergogna non trattare sul ddl Zan, il Pd si sta avvicinando troppo ai 5s». In casa dem, dove si conferma l’obiettivo di non cambiare il ddl, la fiducia però è nulla. Quella di oggi, spiega Letta, sarà «una giornata importante perché ognuno si assumerà le proprie responsabilità». Il segretario del Pd conferma l’impianto del ddl («È ottimo ») e fa una blanda apertura solo quando ripete che «dal confronto in Parlamento non ci tiriamo indietro »; ma, aggiunge subito, «non con chi è omofobo nella Ue, la Lega non è credibile ». Nel mirino c’è sempre lui, Salvini. «Siamo in Italia, lasciamo che Orbán faccia Orbán, la verità è che si è reso conto che è una legge che non funziona. Letta scelga il confronto e il dialogo, altrimenti la legge non verrà mai approvata», taglia corto il segretario del partito di via Bellerio. Tra oggi e domani ci sarà una nuova conferenza dei capigruppo che fisserà il nuovo calendario, ma il convincimento è che non si entrerà a breve nel merito del provvedimento».

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