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Proprio mentre invoca la mediazione sulla giustizia, Letta la esclude per le modifiche al Ddl Zan. Ieri era stato Matteo Renzi a rilanciarle. Oggi Fabio Martini su La Stampa fa capire che c’è un secco no.

«Sul far della sera Enrico Letta lascia il “Cremlino”, il caseggiato al quartiere Testaccio dove abita e dove hanno abitato fior di intellettuali e dirigenti comunisti, si dirige verso la Festa dell’Unità di Roma e le sue parole anticipano il Pd con l’elmetto dei prossimi mesi. Il “lodo” Renzi sul ddl Zan? «Ma davvero dobbiamo fidarci di Salvini? Noi ci fidiamo di chi ha una faccia sola». Troppo rigido il Pd? «Se non lo fossimo stati, non saremmo arrivati sin qui: all’approvazione alla Camera di un testo che sarà pure perfettibile ma la legge perfetta non esiste». Quindi niente mediazioni neanche al minimo? «Discutiamo con chi è serio». Di fatto Letta soffoca sul nascere il “lodo Renzi”, la proposta che l’ex presidente del Consiglio ha lanciato in un’intervista a La Stampa: sul ddl Zan concordiamo tre modifiche e le blindiamo attraverso un cronoprogramma Senato-Camera che consenta di approvare il testo «il prima possibile». Certo, Letta non ci sta perché non si fida di Renzi e di Salvini. Ma soprattutto – ecco la novità di “sistema” – il leader dem in qualche modo scommette sulla rottura: ha programmato, in vista delle decisive elezioni amministrative di ottobre, un Pd di lotta e in questo contesto il “ddl Zan”, il disegno di legge anti-discriminazioni, è diventato l’icona, la battaglia-simbolo del “nuovo” Pd. Di un Pd intransigente sui valori, che punta a recuperare il voto dei giovani e delle donne – e dunque il “lodo” proposto da Matteo Renzi per provare ad uscire dal muro contro muro, va demolito prima che faccia proseliti. O produca fumo negli occhi, almeno secondo la lettura del Pd. Il diffidente Letta è convinto – ma non lo può dire – che Renzi abbia un patto strategico con Salvini e che tra gli “scalpi” ci sia anche il ddl Zan. Risultato: il muro contro muro produrrà questa settimana un inevitabile rinvio a settembre del disegno di legge. E a quel punto – ecco quel che i due fronti non ammettono pubblicamente – il ddl Zan entrerà a vele spiegate nella importante tornata elettorale di autunno, quando si voterà a Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli. Con Letta e Salvini che diventeranno gli alfieri di due schieramenti: il Pd sarà profeta della legge anti-discriminazioni, la Lega di una legge «fatta bene». Con Renzi che incolperà il Pd di aver fatto saltare tutto pur di non cercare la mediazione. Certo, la partita del disegno di legge contro omofobia e transfobia vedrà consumarsi un passaggio dirimente martedì, quando saranno depositati gli emendamenti di tutti i gruppi parlamentari. In particolare sui tre punti caldi – identità di genere, tutela della libertà di tutte le opinioni, Giornata nazionale contro tutti gli odi a sfondo sessuale – il tenore degli emendamenti consentirà di misurarne la duttilità e dunque la volontà di approdare ad un accordo da parte della Lega e di Italia Viva, che si propone mediatrice tra gli opposti. Se le proposte di modifica saranno tutte spigolose ed esplicitamente “chiuse” alla mediazione, si aprirà la strada allo stallo, perché l’alto numero di emendamenti leghisti di fatto imporrà il rinvio del ddl Zan a settembre. Ma davanti ad un articolato più flessibile, tutto potrebbe riaprirsi. Per ora nessuno ci crede. Per una ragione che va oltre le apparenze. Enrico Letta sta cominciando a trovare segnali incoraggianti per la sua linea intransigente, quella che posiziona i Dem secondo uno schema bideniano: «riformisti nei metodi e radicali nei contenuti». E dunque a “tutta” su Zan, tassa sulle grandi eredità. Certo, si tratta di sondaggi – oramai il nuovo mantra per politici e media – ma in questo caso si tratta di sondaggi ben fatti, perché riflettono orientamenti testati nel corso dei mesi e che finiscono per esprimere trend. Secondo l’istituto che lavora per il Pd, nel mese di giugno i Dem si attestano al secondo posto (dietro la Lega) ma soprattutto riguadagnano, con una certa evidenza, consensi tra giovani e donne. Certo, si tratta di piccoli numeri, segnali che hanno bisogno di tempo, per potersi trasformare in tendenze e percentuali. Ma per Letta la scommessa è tracciata. Secondo un’analisi confrontata con interlocutori non solo italiani e non solo politici: nelle società post-pandemia si imporranno risposte precise e alla sinistra si richiederà coerenza con i propri valori».

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