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Il nostro premier alla Casa Bianca chiede la “fine del massacro” e un negoziato. Ma stiamo per mandare armi all’Ucraina. Macron chiama Xi, la Cina in pressing. Missili su Odessa, attacco in Donbass

Mario Draghi incontra Joe Biden alla Casa Bianca proprio nel momento in cui l’Europa di Emmanuel Macron è in prima linea nella diplomazia e nella ricerca di una soluzione negoziale alla guerra. Come nota Tommaso Ciriaco su Repubblica, giornale non certo imputabile di scarsa simpatia per il governo, “l’eco delle parole di Macron sulla necessità di non “umiliare” la Russia al termine del conflitto è scomodo, complica la vigilia della missione”. Il nostro Presidente del Consiglio sceglie allora di essere un leader europeo quando dice di fronte alle tv: “In Italia ed Europa la nostra gente vuole la fine di questi massacri, di questa violenza, di questa macelleria. La gente pensa alla possibilità di portare un cessate il fuoco e di ricominciare con dei negoziati credibili. Penso che dobbiamo riflettere profondamente su come affrontare tutto questo”. Allo stesso tempo, come nota il Domani, Draghi si presenta come il più atlantista e filo americano dei leader europei. Le indiscrezioni, scritte sul Corriere di oggi, da Fiorenza Sarzanini su che cosa stia facendo concretamente l’Italia sul piano delle armi agli ucraini conferma questa impressione.

Se ne discuterà finalmente in Parlamento il 19 maggio e ci sarà tempo per capire se le intenzioni polemiche di Matteo Salvini e Giuseppe Conte incideranno davvero sulle scelte dell’esecutivo che finora hanno sostenuto. È indubbio però che il clima diplomatico internazionale sia mutato dopo i due discorsi contemporanei del 9 maggio: quello breve di Vladimir Putin a Mosca e quello articolato di Emmanuel Macron al Parlamento europeo (che oggi Antonio Polito sul Corriere cerca di re-interpretare in chiave bellicista). Anche nel campo saldamente occidentale. Un opinionista molto accreditato della grande tv americana Cnn, Fareed Zakaria, ha titolato così ieri sera la sua newsletter: Dealing With ‘the Russia We Have’. Che significa: “Dobbiamo avere a che fare con la Russia che abbiamo” e aggiunge: “Non con quella che preferiremmo”. Come dire: abbandoniamo l’idea del cambio regime a Mosca e troviamo una soluzione realistica.

Più importante del colloquio alla Casa Bianca fra Draghi e Biden, è stato quello tra il presidente Macron e l’omologo cinese Xi, dopo che un analogo colloquio era già avvenuto col cancelliere tedesco Scholz. La Cina concorda su un punto importante con i leader europei: va salvaguardata l’integrità territoriale dell’Ucraina. Se Pechino eserciterà la sua pressione, potrebbe riuscire a rompere anche l’ostinazione e la prepotenza di Mosca.

Ma gli Stati Uniti e l’Europa hanno proprio gli stessi interessi in questa fase del conflitto? La questione è stata lanciata domenica da Carlo De Benedetti. Oggi ne scrivono Gustavo Zagrebelsky per Repubblica e Domenico Quirico per la Stampa. Che scrive: “Domanda doverosa, urgente poiché la divaricazione tra la guerra degli europei e quella degli americani contro l’aggressione russa combattuta sul suolo ucraino si sta, giorno dopo giorno, allargando. L’Atlantico è più largo. A causa del conflitto che si prolunga nonostante gli incauti annunci di una vittoria ucraina ormai prossima”.

Fra le cronache dall’Italia diamo spazio alle denunce femministe a proposito delle molestie degli alpini durante il raduno nazionale dello scorso fine settimana a Rimini. È intervenuto anche il ministro della Difesa, mentre Libero difende la reputazione delle “penne nere”.

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