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Alle 9,30 l’intervento del premier al Senato. Dal suo discorso dipende il voto di fiducia e il destino della legislatura. Se non passa, voto il 2 ottobre. Storico vertice fra Putin, Raisi ed Erdogan

Fra poco, subito dopo l’apertura della seduta fissata alle 9.30, Mario Draghi parlerà in Senato. Dalle sue parole si potranno capire i destini della legislatura. È arrivato “il giorno della verità” per dirla con Avvenire. O, come spera Enrico Letta, una “bella giornata”. Ieri c’è stato ancora tanto nervosismo: le cinque giornate, volute da Sergio Mattarella per decantare la crisi, sono servite a chiarire le varie posizioni fino ad un certo punto. Stamattina i giornali sono ancora incerti su tre posizioni: quella dei 5 Stelle (e di Giuseppe Conte), così come quella di Matteo Salvini e dei tanti governisti di Lega e Forza Italia. Ma soprattutto cronisti e commentatori sono incerti sul principale nodo che sta per essere sciolto: che cosa dirà il Presidente del Consiglio? Sarà davvero “meno rigido”, come si augurano al Quirinale? Concederà qualcosa ai partiti e alle tante richieste, a cominciare dai nove punti dei 5 Stelle? I tanti colloqui di ieri hanno fatto pensare che il premier sia diventato più pragmatico rispetto a cinque giorni fa. Il Corriere scrive che la telefonata più importante è stata quella di Volodymyr Zelensky, arrivata da Kiev. C’è un “impegno geopolitico” che prevarrebbe su tutto…

Certo i partiti e i loro leader sembrano i cavalli al canapo del Palio di Siena. Sentono arrivare le elezioni, al più tardi nella prossima primavera, e scalciano in attesa della corsa vera e propria. Il leader più sopra le righe in questi giorni è Giorgia Meloni, alla quale i sondaggi promettono un primato nelle urne, che a volte sembra farle perdere lucidità. Attacca i sindaci, manda a quel paese gli alleati del centro destra, sembra aver dimenticato l’aplomb atlantista delle ultime settimane. Anche Salvini e Conte non sembrano in palla, ma il loro problema è più radicale: erano i vincitori delle ultime elezioni, e i padroni delle Camere, ed ora sentono battere l’orologio della loro inesorabile scadenza.

Intanto la scena economica ed internazionale appare sempre più complicata. C’è stato uno storico vertice a Teheran fra il presidente russo Vladimir Putin, il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il «mediatore» Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia. Il disegno russo è quello di un’alleanza anti occidentale. La contraddizione è che la Turchia fa parte della Nato. Ma non partecipa alle sanzioni e infatti sono stati firmati accordi per aggirare le misure contro Mosca. Sulle fonti energetiche Russia, Iran e Turchia hanno poi stretto un patto importante, che preoccupa l’Europa.

Europa che proprio oggi annuncia il suo piano da “economia di guerra”. Se saranno confermate le ultime indiscrezioni, infatti la Commissione Ue oggi proporrà un regolamento per una riduzione obbligatoria complessiva del consumo di gas già dal prossimo 1° agosto e fino al 31 marzo 2023. «Risparmiare gas per un inverno senza rischi» è il titolo del documento: la decisione diverrà operativa al Consiglio Energia del 26 luglio. Il ministro Cingolani dice: per ora in Italia niente razionamenti. Vedremo.

A proposito di guerra, dal campo bellico le notizie sull’offensiva russa riguardano i due fronti: il Donbass ad Est e la direttrice nel Nord del Paese che passa per Kharkiv. Da segnalare i reportage di Brera (su Repubblica) e Mannocchi (su La Stampa) da queste due zone. Aumenta intanto il nervosismo ucraino sullo spionaggio interno, dopo la purga di Zelensky. Da Washington fanno sapere comunque che continuano a fidarsi dei servizi e delle informazioni di Kiev.

L’Italia e l’Europa sono in una morsa di caldo senza precedenti, con incendi e grandi disagi sui trasporti: record di temperatura in Inghilterra. Mentre Libero tira fuori una pagina dei quotidiani del 1964 con le stesse temperature di questi giorni: come dire non sempre e non tutto è dovuto all’inquinamento.

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