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La politica italiana è concentrata sulle dimissioni annunciate ieri sera da Claudio Durigon. Che ha lasciato il posto di sottosegretario nel Governo Draghi con una lettera pubblicata oggi da Libero. “Non sono e non sono mai stato fascista”, scrive.

«Un processo di comunicazione si valuta non in base alle intenzioni di chi comunica, ma al risultato ottenuto su chi riceve il messaggio: è chiaro che, nella mia proposta toponomastica sul parco comunale di Latina, pur in assoluta buona fede, ho commesso degli errori. Di questo mi dispiaccio e, pronto a pagarne il prezzo, soprattutto mi scuso. Mi dispiace che mi sia stata attribuita un’identità “fascista” nella quale non mi riconosco in alcun modo. Non sono, e non sono mai stato, fascista. E, più in generale, sono e sarò sempre contro ogni dittatura e ogni ideologia totalitaria, di destra odi sinistra: sono cresciuto in una famiglia che aveva come bussola i valori cristiani. Mi dispiace soprattutto che le mie parole, peraltro lette e interpretate superficialmente, abbiano potuto portare qualcuno a insinuare che per me la lotta alla mafia non sia importante. È vero esattamente il contrario: la legalità e il contrasto alle organizzazioni criminali sono per me dei valori assoluti. Per questo, anche se le mie intenzioni erano di segno opposto, mi scuso con quanti, vittime di mafia (o parenti di vittime di mafia), possono essere rimasti feriti dalle mie parole. E sottolineo che le mie scuse, in particolare alle famiglie Falcone e Borsellino, e a quelle degli agenti caduti insieme a loro, sono sentite e profonde. Mi indigna veramente il fatto che qualcuno mi abbia accusato di mancanza di rispetto nei confronti di Falcone e Borsellino. Che invece, per me (e per moltissimi della mia generazione), sono non solo due figure eroiche, ma anche modelli di etica, di civismo, di senso dello Stato. Anche per questo, sono disgustato da alcuni media che mi hanno addirittura accostato ai clan rovistando nella spazzatura al solo scopo di infangarmi. Detto questo, colgo l’occasione per precisare una volta per tutte il senso delle mie parole. Come indica chiaramente il mio cognome, io sono figlio, e nipote, di veneti immigrati, tanto tempo fa, nel Lazio e in particolare a Latina. Sono dunque nipote di “coloni”, italiani che hanno partecipato a una grande opera di recupero di un territorio che fu, per troppo tempo, svantaggiato e inabitabile. Mi riferisco alla bonifica dell’Agro Pontino. Stiamo parlando del recupero di un’area con una superficie di circa 75.000 ettari, che per secoli è stata flagellata dalla malaria. (…) Nella mia mal formulata proposta, io avevo a cuore solo l’idea di ricordare questa storia così intensa e così particolare. E, soprattutto, non ho mai chiesto «l’intitolazione del parco al fratello di Mussolini», come hanno riferito alcuni titoli di giornale, bensì semplicemente il ripristino del suo nome originario. Il nome “Arnaldo Mussolini” venne infatti scelto dai coloni e per decenni è rimasto tale, nonostante il susseguirsi dei sindaci e delle giunte. E fa parte della memoria della città. Dunque, io non ho mai inteso né accostare i nomi dei giudici Falcone e Borsellino a quello del fratello di Mussolini né tantomeno – fare un assurdo confronto fra loro. Sostenere il contrario, come è stato fatto sulle mie parole, è una forzatura bella e buona. (…) Il tempo che non passerò più al ministero lo dedicherò anche alle mie amate comunità di Latina e Roma: hanno bisogno di progetti, efficienza, sicurezza e lavoro, non di incapacità e polemiche. Da militante fra i militanti, avrò anche più tempo per raccogliere firme per i Referendum sulla Giustizia, così da arrivare a un milione di firme. Sperando di aver finalmente chiarito il mio pensiero, auguro buon lavoro a chi prenderà il mio posto. In un grande partito come la Lega siamo tutti sostituibili, tranne Matteo Salvini che ringrazio peril sostegno, la vicinanza politica, morale e umana che ha avuto nei miei confronti. Non da ultimo, ringrazio i tanti militanti, simpatizzanti o elettori che mi hanno inviato messaggi di vicinanza in questi giorni».

Marco Travaglio non si fa scappare l’occasione di celebrare le dimissioni, visto che il suo giornale aveva anche raccolto le firme contro Durigon.

«Il 4 agosto, quando Claudio Durigon, sottosegretario leghista all’Economia, annunciò in un comizio alla presenza di Salvini che, in caso di vittoria del centrodestra a Latina, il Parco Falcone e Borsellino sarà ridedicato ad Arnaldo Mussolini, pensammo ingenuamente che quello fosse troppo persino per i Migliori. E che in poche ore il Migliore dei Migliori, SuperMario Draghi, l’avrebbe accompagnato alla porta con una dichiarazione per ricordare che nel suo governo non c’è spazio per i nostalgici del fascismo e della mafia, che Arnaldo Mussolini non era solo un fascista ma pure un tangentista, che preferirlo a Falcone e Borsellino è uno sfregio alla legalità e una captatio benevolentiae ai malavitosi che imperversano a Latina (anche nella campagna elettorale del fascioleghista). Invece non accade nulla da 22 giorni. Anzi, da Palazzo Chigi trapelano “fastidio” e “irritazione” perché M5S, Pd e varie forze di sinistra, spinti dal Fatto e dalle 160mila firme sulla nostra petizione, hanno provveduto a fare ciò che non faceva il premier: chiedere le dimissioni dell ‘impresentabile. Ora che Salvini e Durigon, dopo i capricci, appaiono rassegnati all’estremo sacrificio, leggiamo sul Foglio di un “lavorio di Palazzo Chigi”, che però “non apprezzale uscite tese a umiliare” Durigon. Ma povere stelle, Draghi e Durigon: l’uno non vuole umiliare un fascista che preferisce Arnaldo Mussolini a Falcone e Borsellino; e l’altro, quello che preferisce Arnaldo Mussolini a Falcone e Borsellino, non vuole essere umiliato. Sta’ a vedere che alla fine la colpa di questo sconcio è di chi lo denuncia, cioè nostra. Due anni fa un premier, non certo dei Migliori, cacciò il sottosegretario leghista Armando Siri, coinvolto in una storiaccia di rapporti con giri di mafia e indagato per corruzione. E lo spiegò pubblicamente: “Questo è un governo che ha l’obiettivo di recuperare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e ha un alto tasso di sensibilità per l’etica pubblica”. Ora invece siamo al “lavorio”, al pissipissi baubau tra il lusco e il brusco. Come per gli altri impresentabili – Gerli, Tabacci, De Carolis, Farina-Betulla – nominati dai Migliori e poi, appena smascherati (quasi sempre dal Fatto), fatti sparire alla chetichella, aumma aumma, senza uno straccio di spiegazione. Desaparecidos come nelle purghe staliniane, quando i gerarchi scomparivano dalle foto ufficiali senza motivazioni. Ma, su Durigon, la motivazione conta più della rimozione. Se Draghi non dice nulla sul suo sottosegretario che preferisce Mussolini a Falcone e Borsellino, vuol dire che gli sta bene così. E allora respinga le sue dimissioni. Tanto ormai l’han capito in tanti che quella storia dei Migliori era solo un’esca per gonzi».