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Gli ucraini arrivano al confine con la Russia. Ora Putin è isolato. Macron telefona al Cremlino e Lavrov apre al negoziato. Europa ferma sul gas. In Italia nuovo decreto aiuti. Imprenditori dal Papa

È il momento più pericoloso della guerra in Ucraina. Non lo ricorda più solo Papa Francesco (ieri all’Angelus ha detto: “Il mondo è assetato di pace”). L’opzione nucleare, anche sotto forma di bombe “tattiche”, sta diventando l’unica alternativa alla trattativa per Vladimir Putin. La Russia è duramente colpita dalla controffensiva ucraina. Ieri Kiev ha annunciato una nuova avanzata che avrebbe portato le forze di Volodymyr Zelensky sul confine russo. Non a caso, la diplomazia si è rimessa in moto. Emmanuel Macron è tornato a telefonare a Mosca (il Cremlino ha fatto sapere che è stata un’iniziativa francese), ancor più significativo è stato l’intervento del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov che ha rilanciato il tema del negoziato, anche se con qualche ambiguità. Putin deve anche fronteggiare un malcontento interno, che seppure soffocato dalla mancanza di libertà, emerge dalle parole del leader ceceno Ramzan Kadyrov, furioso per lo smacco sunito dalle forze armate russe. Domenico Quirico sulla Stampa di oggi nota: “Nessuna autocrazia nella Storia è mai sopravvissuta a una sconfitta. E questo è ancor più vero per il sistema putiniano, regolatore di ogni volontà, soffocatore di ogni differenza piramidale, fosco, senza nessuna luce di speranza, che si è retto per ventidue anni soprattutto su una promessa di potenza, anzi di superpotenza riparatrice dei torti subiti ai tempi della novecentesca catastrofe dell’Unione sovietica”.

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