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All’età di 87 anni muore Franco Marini. L’ex senatore ricoverato nel reparto Covid al San Camillo di Rieti il 2 gennaio, per poi essere dimesso il 27 gennaio. Nasce in Abruzzo, in un piccolo paese vicino l’Aquila. Nonostante le difficoltà economiche, Marini si laurea in giurisprudenza ed entra nella CISL.

È stato ufficiale negli alpini e ha praticato per anni lo sci al Terminillo. Nel 92 entra in parlamento e scopre un feeling con Giulio Andreotti, di cui diventa poi ministro del lavoro. Nel 2006 viene eletto presidente del Senato, negli anni difficili, per la risicata maggioranza a Palazzo Madame, del governo Prodi II. In occasione del suo discorso di insediamento pronuncia parole che oggi suonano profetiche: “La forza di una democrazia matura come la nostra risiede anche nel saper convergere insieme sulle decisioni e le scelte migliori per il nostro Paese; farlo senza il timore di perdere le nostre identità, che sono un bene prezioso, e le stesse responsabilità che hanno maggioranza e opposizione”. Le reazioni del mondo politico alla morte di Marini sono state tante: ”Fu combattente e appassionato, sempre a difesa della democrazia e dei diritti dei lavoratori”, dice Speranza. “Non la pensavamo sempre alla stessa maniera, ma era una gran persona!” ricorda il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani.

 

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