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Dall’estero domina il campo la macro economia. L’incertezza sull’inflazione, il boom dei prezzi energetici, le decisioni delle banche centrali che non potranno a lungo mantenere la politica di stampare moneta, preoccupano. «Adesso tocca alle politiche fiscali». Dice Lawrence Summers, ex segretario al Tesoro Usa a Maximilian Cellino del Sole 24 Ore.

«Stiamo entrando in un periodo di inflazione dopo anni caratterizzati da prezzi stabili o addirittura in discesa, i tassi di interesse dovranno quindi inevitabilmente crescere e questo potrebbe rendere più complessa la gestione del debito enorme generato da anni di politiche monetarie ultra-espansive». Dall’alto della propria esperienza, Lawrence Summers non può che guardare con una certa preoccupazione ai recenti sviluppi macroeconomici e alle sfide che attendono il mondo post-Covid. Non per questo però il presidente emerito della Harvard University – con un passato illustre da capo economista della Banca Mondiale, segretario al Tesoro Usa durante l’Amministrazione Clinton e consulente economico di Barack Obama – perde la fiducia in coloro che dovranno gestire la nuova era. Il Sole 24 Ore lo ha intercettato in occasione del suo intervento al T20 Summit organizzato da Ispi e Bocconi in vista del vertice G20 che si terrà a Roma a fine mese sotto la presidenza di turno italiana e con la guida di Mario Draghi, al quale lo stesso Summers non ha lesinato raccomandazioni e consigli. Perché è sicuro che l’economia globale sia a un punto di svolta? «Per quanto possano diventare ancora più espansive, le politiche monetarie non sono in grado di evitare i colli di bottiglia sul lato dell’offerta e partendo da tassi di interesse così bassi avranno anche un’efficacia limitata nel dare sostegno alla domanda. Penso che l’età d’oro delle Banche centrali stia volgendo al termine e le manovre fiscali possano tornare a essere uno strumento dominante della politica di stabilizzazione». Un cambiamento di testimone è dunque necessario, forse anche salutare, cosa la preoccupa? «L’impatto delle politiche monetarie sarà comunque inflazionistico e in futuro saranno necessari tassi appropriati, in qualche modo più alti rispetto a quelli del recente passato. E occorrerà gestire una situazione debitoria più complessa, soprattutto nei Paesi emergenti». E in Europa? Anche dalle nostre parti il debito è aumentato in misura notevole, e l’Italia resta sempre fra gli osservati speciali. «I rischi associati all’elevato livello di debito in Europa non si possono ignorare, ma credo che la situazione possa essere gestita con successo, anche se questo richiederà un’azione più collegata fra gli stati membri dell’Unione. Il tema del debito italiano ha invece più a che fare con un problema strutturale della vostra economia. Cosa intende? «La questione più importante per l’Italia non riguarda la riduzione del debito, ma la necessità di adottare riforme inderogabili se si vuole generare crescita e questo dipende dal Governo. Ho enorme rispetto per Mario Draghi e penso che farà tutto il possibile per far crescere il Paese».

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