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La politica, rimessa in moto dalle intenzioni espresse da Giuseppe Conte, trova oggi un altro protagonista: Michele Emiliano. Il Presidente pd della Regione Puglia ha lodato a sorpresa Matteo Salvini. Filippo Ceccarelli per Repubblica.

«Beate le cronache politiche che a fine estate non hanno bisogno di un Emiliano, anzi di un Emilianissimo. Così l’altro giorno, nella kermesse di Ceglie Messapica, un po’ con l’aria del padrone di casa, un altro po’ per movimentare la scena politica attraverso il dono di se stesso, il governatore della Puglia si è rivolto “con grande affetto” a Matteo Salvini e di punto in bianco l’ha elogiato, come mai nessun altro nel Pd, riconoscendogli il “grande sforzo che stai compiendo, sento nelle tue parole una lettura di questo Paese che è vicina alle persone e che io apprezzo moltissimo…”. A quel punto il moderatore, Angelo Maria Perrino, preso alla sprovvista, l’ha interrotto: “Ecco, mo’ parte il siluro!”. Ma non c’era nessun siluro perché Emiliano, sempre più compreso dell’importanza del suo regalo a sorpresa, ha continuato a complimentarsi con l'”onestà intellettuale” del leader sovranista, al massimo ammettendo la necessità di qualche “ritocchino” su non meglio identificate questioni a proposito delle quali, “forse abbiamo ancora idee diverse”. Inquadrato sotto due finestre con fiori e tendine, Salvini guardava nel vuoto non sai bene se più appagato o esterrefatto. Nessuno, ragionevolmente, è in grado di spiegare l’uscita di Emiliano. Forse questo dipende dal fatto che la post-politica è in fase di accentuato spappolamento, ma anche ha a che fare con un personaggio che qualche anno fa ha dichiarato: “Non so mai quello che penso il giorno dopo, è una scoperta anche per me”. Seguiva un ragionamento complesso e a suo modo anche poetico, “la politica dimentica la vita, io invece la rincorro ogni giorno”. Il punto è che quando l’interiorità si fa sottile, incerta, errabonda, l’esteriorità diventa vistosa e spesso anche prepotente. Nell’inevitabile torsione riemerge il ricordo di un tempo non lontano in cui Emiliano lanciò un vero e proprio “fronte”, per giunta “democratico”, anti-Salvini. Ma queste, così come la circostanza che allora si fosse sturzianamente rivolto a “uomini liberi e forti”, sono al massimo formule, al minimo chiacchiere. Già più rilevante è il fatto che egli senta di potersi permettere tutto o quasi. L’onnipotenza ha reso i presidenti delle regioni dei capi popolo ad alto impatto emotivo. Emiliano sostiene di avere “una buona considerazione di me, molta stima per la verità”; e forse perciò “quando meno, meno”. Una volta ha aperto un canale con J-AX rivolgendosi con un sonoro “Bella zio”, un’altra ha scritto un tweet a Frank Underwood, il protagonista di House of Cards, un’altra ancora si è fatto un selfie con Razzi e ha maltrattato (“ridicoli senza humour”) chi lo contestava. A conoscerlo di persona, è molto e sorprendentemente simpatico, mentre la mole lo rende una figura complessivamente ideal tipica (Gargantua, Mangiafuoco, Porthos, Obelix, Bud Spencer, Pavarotti, Cannavacciuolo). “Se mi presento in regione – avvisò nel 2009 – sputatemi in un occhio!”. Senza mai mollare la Puglia, da presidente, è stato fra i pochi a sfidare Matteo Renzi, ha gareggiato alle primarie del Pd, s’è fatto male durante un balletto, quindi ha trasmesso un video dall’ospedale, orgogliosamente in canotta. Dalle sue parti, dopo l’esordio come giudice ammazzasette, è oggi il Gladiatore, il Maestro Yoda, lo Sceriffo e zio Michele. A Brindisi c’è un murales in cui Emiliano è rappresentato in tenuta da cow boy, pistola in mano; nel 2018 la regione ha distribuito nelle scuole primarie un fumetto dove compare, senza pistola. Figurarsi se si preoccupa di aver arruolato tra le sue file qualche fascistone o si fa scrupolo di prenotarsi un palchetto per la ripresa lodando Salvini. Non si offenda, ma forse un po’ gli assomiglia pure. Le vie del trasformismo in Italia non solo sono infinite, ma da un po’ prevedono anche reciproche rincorse, una specie di trofeo a chi cambia meglio e di più».

Goffredo Buccini lo ha intervistato per il Corriere.

«Michele Emiliano pare inseguito da un velenoso stereotipo morettiano: mi si nota di più se infiammo i territori come Masaniello o se abbraccio i nemici (del Pd) come San Francesco? Lui scuote il testone da lottatore di sumo e preferisce attribuirsi invece una certa capacità di preconizzare i cambiamenti: «In politica l’immobilità non esiste», sospira il governatore pugliese. Diciamola secca: lei s’ è fatto salviniano? «Assolutamente no, sono un convinto sostenitore di Draghi». Ma il suo elogio a Salvini da Ceglie Messapica, «apprezzo il tuo sforzo per trovare una visione del Paese», cosa significa? Quale visione? «Lui ha preso un partito xenofobo, antieuro, antieuropeista, omofobo, con l’utilizzo disinvolto persino di elementi religiosi». Scusi, ma questo non è appunto il ritratto di Salvini, secondo molti? «No, è il ritratto di Salvini prima di Draghi. Lui ha spostato la Lega su una posizione completamente diversa, anche grazie al Pd, che deve rivendicare questo ruolo. Salvini va incoraggiato a lasciare le posizioni estremiste. Infatti, quando Orbàn viene a Roma, non vede lui ma la Meloni. Il Pd è riuscito a costringere il suo principale avversario ad accogliere quasi tutte le proprie posizioni». Ma come? Quando? Se Salvini vuole abbattere la ministra Lamorgese! «Infatti, nella mia dichiarazione, gli ho detto che ci sono cose su cui ancora non siamo d’accordo. Anche sulla xenofobia e l’omofobia la Lega è in grandissimo ritardo. Ma sta cambiando, ha fatto un salto di elaborazione politica. Come, stando al governo con Draghi, è dovuta cambiare sull’euro e sull’Europa». Lei ci crede davvero? «Il fatto che Salvini ha mollato a Fratelli d’Italia tutti questi argomenti che parlano alla parte oscura dell’umanità ha un prezzo pesantissimo. Far dimettere Durigon non è stato privo di costo politico». Era indifendibile. «Però l’hanno fatto. Prima di entrare nel governo Draghi avrebbero tenuto il punto». Dunque, Emiliano certifica che il politico Salvini non è né xenofobo né omofobo? «Non so. Io non faccio analisi psicologiche. Dico che si sono resi conto che una grande forza politica europea, che sostiene Draghi, non può essere né xenofoba né omofoba». Su euro ed Europa Borghi e Bagnai dove li mette? «Non c’entrano nulla col governo Draghi e, se dovessero fare atti contrari alla sua linea, credo finirebbero per dimettersi anche loro». Lei comunque continua a portarsi i Cinque Stelle nel cuore? «Io ho a cuore l’umanità. Il M5S pugliese, vicinissimo al presidente Conte, altro grande ispiratore dopo Letta e Draghi, ha con noi un programma su cui non ci sono punti di attrito. Il nostro reddito di dignità è molto più evoluto, ad esempio, del reddito di cittadinanza».