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Sciogliere Forza Nuova? Draghi ha detto che il governo sta studiando la possibilità. La cronaca di Giovanna Vitale per Repubblica.

«La questione è all’attenzione nostra ma anche dei magistrati che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni. Ora, a questo punto, stiamo riflettendo». Sceglie con cura le parole, Mario Draghi, quando – alla fine del vertice straordinario del G20 sull’Afghanistan – gli chiedono a bruciapelo se il governo interverrà per sciogliere Forza Nuova. Deve trovare la formula giusta per segnalare la posizione del governo che, adesso, non può far altro che aspettare: l’esito delle investigazioni affidate all’Antiterrorismo, utili a capire se la decapitazione del movimento neofascista che ha dato l’assalto alla Cgil è sufficiente a scongiurare nuove violenze, o viceversa dispone di un’organizzazione tale da riuscire comunque a infiltrare le proteste di piazza anche dopo l’arresto dei suoi capi. Quel riferimento ai giudici «che stanno continuando le indagini e formalizzando le loro conclusioni» non significa dunque che il premier ha già deciso serva la condanna di Fiore e di tutto il manipolo di facinorosi che sabato hanno devastato la sede del sindacato, per mettere al bando Fn. Tutt’ altro. Vuol dire semplicemente che serve tempo per consentire agli inquirenti di illuminare la rete a supporto degli estremisti di destra, verificarne le ramificazioni, capire se è ancora in grado di attentare alla tenuta democratica del Paese. Specie alla luce di alcuni indizi poco rassicuranti: ieri la procura di Torino ha chiuso le indagini su tre forzanovisti per apologia di fascismo. Tra questi c’è Stefano Sajia, indagato pure dai pm romani per aver firmato il comunicato post-raid alla Cgil in cui si diceva che «il popolo ha alzato la testa» e «il livello dello scontro non si fermerà». Ma tempo serve anche ai tecnici di Palazzo Chigi per approfondire il dossier sotto un duplice aspetto: giuridico e politico. L’assenza di un precedente specifico, ovvero l’approvazione di un decreto di scioglimento non preceduto da una sentenza di condanna, impone un supplemento di riflessione: la legge Scelba lo consente, è vero, ma nessun governo l’ha mai fatto in oltre sessant’ anni di storia repubblicana. E la valutazione, seppur basata su paletti stringenti, sarebbe gioco forza discrezionale, prestando inevitabilmente il fianco a polemiche e contestazioni. Scontate, considerando il livello di scontro tra centrodestra e centrosinistra, che sta già infiammando gli animi su entrambi i fronti. Dopo giorni di guerra a distanza, ieri la battaglia si è trasferita in Parlamento. A far da detonatore, la calendarizzazione della mozione Pd, sia alla Camera sia al Senato (dove si discuteranno pure quelle depositate da M5S, Leu e Iv), per chiedere all’esecutivo la messa al bando di Forza Nuova. In entrambi i casi i capigruppo hanno deciso, su proposta del centrosinistra, di portarle all’esame dell’aula il 20 ottobre, subito dopo i ballottaggi: scelta studiata per evitare accuse di strumentalizzazione elettorale. Fratelli d’Italia ha però fatto ostruzionismo, tentando di cambiare l’oggetto del dibattito parlamentare. Poiché «il centrodestra presenterà una mozione unitaria per sciogliere ogni organizzazione sovversiva, a prescindere dal suo colore », si pretendeva che l’ordine del giorno specificasse: la discussione verterà sulla «condanna a ogni totalitarismo ». Così, senza alcun riferimento a Fn e alla sua matrice fascista. Categorico il no degli ex giallorossi, che scatena subito Ignazio La Russa: «Hanno paura di votare contro il totalitarismo. Vogliono creare una frattura fra le forze che appoggiano Draghi». Con Giorgia Meloni a rincarare: «Se il governo vuole può sciogliere», ma «il precedente di decidere a maggioranza in Parlamento » a lei non piace. Tanto più che «questi non sono amici miei, fanno il gioco della sinistra». Il dem Mirabelli però è netto: «Ci sono 4 mozioni, che chiedono lo scioglimento di Forza Nuova. Fdi non alzi polveroni e dica come voterà».

Il Domani pubblica un’inchiesta esclusiva sui finanziamenti a Forza nuova. C’è di mezzo un fondo, Saint George Educational Trust, che foraggia l’associazione anti vaccini “Vicit leo”. Giovanna Faggionato e Giovanni Tizian.

«Il 12 ottobre intorno alle quattro del pomeriggio in una chat Telegram, l’app di messaggistica più usata dopo WhatsApp, è comparso una appello: «Sei leader della rivolta popolare contro il green pass obbligatorio sono stati arrestati sabato 9 ottobre, hanno bisogno delle vostre preghiere e del vostro aiuto finanziario». Il canale Telegram dal nome Catholic Information Hub è uno degli strumenti ufficiali di comunicazione del Saint George Educational Trust con sede a Londra. Si tratta di un ente che sulla carta ha scopi di beneficenza e ha l’obiettivo di diffondere la cultura cattolica. Il trust St George è stato fondato nel 1995 da Roberto Fiore, il leader neofascista di Forza nuova, arrestato dopo gli scontri del 9 ottobre insieme al suo vice Giuliano Castellino. Domani ha scoperto che il Saint George ha foraggiato con 33mila euro l’associazione Vicit Leo, costituita nel luglio 2020. Il denaro proveniente dal trust riconducibile a Fiore arriva sui conti dell’associazione tra il 27 e il 30 novembre, rivelano i documenti bancari ottenuti. Un mese prima Castellino e i camerati di Forza nuova avevano mostrato i muscoli in piazza del popolo a Roma violando il lockdown e scontrandosi con la polizia. Il primo atto di una sfida alle istituzioni culminato con l’assalto alla sede della Cgil nel corteo No-green pass. Soldi ai No-vax L’associazione che riceve i fondi esteri dal trust St. George è stata fondata dalla ginecologa Luisa Acanfora, dal marito Pierfrancesco Belli, membro del comitato di controllo dell’agenzia regionale per la sanità toscana, e dall’avvocato Daniele Trabucco: descritto in molti siti No-vax come un emerito costituzionalista, Trabucco lavora alla “libera accademia degli Studi di Bellinzona” e i suoi pareri, per esempio sulle «Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale» sono stati presi in considerazione anche in Senato. Trabucco, tuttavia, dei rapporti con Fiore, dice di non sapere nulla: «Quando ho capito con che forze politiche aveva a che fare, ho dato le dimissioni». Strano, perché fino a giugno 2021 firmava analisi con Gloria Callarelli, giornalista e già candidata con Forza nuova alle Europee nel 2019. Callarelli risulta essere stata anche l’ufficio stampa dell’associazione Vicit Leo, almeno stando alla presentazione del seminario “Delenda Oms”. Al convegno sull’organizzazione mondiale della sanità “da distruggere” hanno partecipato tra i relatori il capo neofascista e condannato per banda armata Fiore, l’ex parlamentare Carlo Taormina e il fondatore di Vicit Leo, Pierfrancesco Belli. Sia Belli, sia Trabucco che Callarelli sono indicati nel governo parallelo di “Rinascita nazionale” lanciato dal leader di Forza nuova. Vicit Leo si dichiara apartitica e si prefigge di difendere la religione cattolica apostolica romana, le tradizioni del popolo italiano e dei popoli europei, ma anche la corretta informazione, la verità scientifica e la promozione di studi epidemiologici, «anche al fine di vigilare sull’appropriatezza di somministrazione di vaccini e farmaci». E, dettaglio da non dimenticare, punta a contribuire al processo delle leggi. Gli animatori dell’associazione e i loro studi sono citati dal centrodestra in diverse interrogazioni parlamentari rivolte al ministro della Salute. Sul sito del trust St. George, è pubblicata una lettera di Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti nemico di Papa Francesco, che celebra la nascita dell’associazione. Nel comitato scientifico c’è Stefano Scoglio, star No-vax, che sul sito è presentato come “candidato al premio Nobel per la medicina nel 2018”, il suo ultimo studio: “La pandemia inventata, la nuova patologia dell’asintomaticità e la non validità del test per il Covid-19”. Una volta ottenuti i fondi dal trust riconducibile alla galassia di Fiore, l’associazione ha versato mille euro a Stefano Fiore con causale “consulenza legale”: Stefano Fiore è il fratello di Roberto, avvocato che ha per esempio presentato ricorso contro Facebook per la sospensione dei profili di Forza nuova. Altri 2.500 euro invece vanno sul conto di Belli. Abbiamo contattato lo studio legale di Fiore per avere una replica, che però non è arrivata. Belli, invece, si definisce solo un membro del comitato scientifico e spiega che i soldi arrivati dal trust sono stati utilizzati per studi e collaborazioni con università straniere, mentre di Forza nuova non sapeva nulla: «Fiore mi è stato presentato da un prelato, ha una buona rete diplomatica e rapporti con atenei stranieri». Anche lui e la moglie dicono di aver preso le distanze, ricevendo anche minacce dirette: «Quando abbiamo capito che usavano il nome di Vicit Leo, abbiamo protestato: ci sono documenti che lo provano». Il Trust nero Tra il 1999 e il 2000 il parlamento britannico sulle charity aveva scritto una corposa relazione sui legami tra gli ex terroristi di Terza posizione e dei Nar e il trust Saint George educational e ne aveva congelato i conti correnti, almeno temporaneamente. Gli ultimi documenti contabili disponibili del Saint George mostrano non solo che il trust è attivo, ma anche una impennata sia nella raccolta che nella spesa. Se nel 2015 il trust dichiara un incasso di poco più di 16mila sterline e spese per 697, a marzo del 2019 le entrate superano le 120mila sterline e le spese sono di poco inferiori. I rappresentanti del Saint George Trust sono tre: Michael Fishwick, P. Nicoletti e T. Grey. Il nome P. Nicoletti, che nella storia del trust torna più volte come amministratore, ricorda il Patrizio Nicoletti terrorista di Terza posizione, poi migrato in Forza nuova».

Antonio Padellaro sul Fatto è scettico: lo scioglimento di Forza Nuova o Casa Pound non risolverebbe nessun problema.

«Il problema è che puoi anche sciogliere Forza Nuova o Casa Pound, ma non potrai sciogliere i No vax, i No Green pass e la massa di coloro che non vanno più a votare perché non credono più nella democrazia dei partiti, e perfino nella democrazia stessa. La violenza squadrista a Roma ha suscitato due reazione diverse. Quella “turbata ma non preoccupata” del presidente Sergio Mattarella, il quale osserva “fenomeni limitati che hanno suscitato una fortissima reazione dell’opinione pubblica”. Come dire: le istituzioni repubblicane sono forti e sapranno come reagire all’eversione. Anche perché l’80 per cento degli italiani si è regolarmente vaccinato e segue le indicazioni del governo (“la fortissima reazione dell’opinione pubblica”). Tutto molto rassicurante se la rivolta di piazza avesse esaurito la forza propulsiva e se, una volta assicurata alle patrie galere la feccia nera, il popolo del No si rassegnasse alla dura lex: niente vaccino, niente lavoro. E qui veniamo alla seconda reazione, quella turbata e preoccupata che ci accomuna in molti. Lo sanno per primi Mattarella e Draghi, che la situazione potrebbe complicarsi dal 15 ottobre in poi, con l’entrata in vigore del Dpcm approvato ieri. Con l’obbligo di Green passper tutti i lavoratori, nel pubblico e nel privato – e con i più rigorosi controlli – le proteste potrebbero allargarsi a macchia d’olio. Visto che il 40% dei lavoratori interessati è ancora privo della indispensabile carta verde, nessuno sa a quali risposte il governo, deciso comunque a non tornare indietro, sarà costretto a fare fronte (ma già i portuali di Trieste si dicono pronti a bloccare lo scalo). In un saggio (anticipato dall’Espresso) che parte dall’irruzione dei Gilet gialli e del movimento anti-Green pass, il sociologo francese Pierre Rosanvallon analizza la democrazia delle emozioni, quella basata sulle difficoltà vissute individualmente dai cittadini che viene affrontata in tre modi. “Il primo è la logica populista dell’eccitazione emotiva. Il secondo è la negazione delle emozioni, la politica della ragione, ridotta alla gestione di interessi oggettivi e misurabili, di cui il presidente Macron è un buon esempio” (ma anche Draghi). Non sappiamo invece se e come la terza via immaginata da Rosanvallon (“dare alla gente la sensazione di essere rappresentata mettendo più enfasi sul diritto radicale all’integrità personale”) possa essere realizzata. Temiamo tuttavia che sciogliere un manipolo di squadristi non sia sufficiente».

Fausto Biloslavo sul Giornale smonta l’identificazione fra piazze violente No Vax e destra fascista eversiva. A Trieste, Milano e Torino hanno sfilato noti anarchici e comunisti.

«Non siamo fascisti» sono state le parole d’ordine della più massiccia manifestazione d’Italia contro il green pass di lunedì a Trieste con 15mila persone in piazza. E il cofano del camper che guida sempre i cortei era addobbato con un faccione del premier Mario Draghi munito di baffetti alla Hitler. Su Telegram nelle chat anti lasciapassare verde si leggono slogan di estrema destra, ma c’è pure chi ha nostalgia delle Brigate rosse, che «purtroppo non ci sono più». A Milano, Torino, Ferrara e la stessa capitale antagonisti, anarchici, estremisti di sinistra sono ben radicati nelle manifestazioni no pass e non disdegnano la violenza come i militanti di Forza nuova. La realtà dei fatti è che la scintilla del lasciapassare verde ha portato in piazza l’ultra sinistra e l’ultra destra assieme ad una marea di normali cittadini convinti di vivere in una «dittatura sanitaria». Lunedì, alla partenza della manifestazione di 15mila persone a Trieste, «capitale» del no pass, una giovane pasionaria ha esordito così: «Non siamo fascisti come ci dipinge il terrorismo mediatico, ma tutti uniti contro il green pass». Il capo popolo nel camper che detta gli slogan è Tito De Toni, antagonista ben noto alla Questura, condannato per un assalto nel 2003 all’agenzia consolare Usa contro l’invasione dell’Iraq. In piazza si sono visti anche i vecchi autonomi degli anni di piombo, ma ieri l’Istituto di Resistenza pontificava che le violenze ricordano «l’estremismo di destra degli anni settanta». I militanti di estrema destra ci sono e solitamente sfilano in fondo al corteo «per stare lontani dalle zecche» come bollano i compagni dei gruppi di sinistra. Beppe Giulietti ieri si è presentato davanti alla sede Rai di Trieste per difendere una troupe aggredita dai no pass e ha sfoderato la solita minaccia fascista. Peccato che erano proprio gli amici del capo popolo antagonista, che poi continuava ad inneggiare contro i giornalisti venduti, ad avere maltrattato la giornalista Rai. Per non parlare dell’emblema del riduzionismo delle foibe, Claudia Cernigoi, che da settembre filma compiaciuta i cortei con i cartelli che riportano la parola pass come simbolo delle SS del Terzo Reich. Però la minaccia è fascista. Un moderato di destra che partecipa alle manifestazioni triestina ha ammesso sconsolato: «Il 70-80% sono elettori di sinistra». Poco roba rispetto agli allarmanti messaggi sulle chat no pass di Telegram che rimpiangono le Brigate rosse. Beppe 78 scrive che «purtroppo non ci sono più le br». Giovanni Marcolini sostiene che «ci si potrebbe organizzare in stile Br. Ah no! Quelle erano protette dallo Stato quando servivano». E un altro nostalgico ricorda come «le Br non ci sono più da tempo». Ieri a Ferrara sono apparse scritte in vernice rossa davanti ad un centro vaccinale, che non lasciano dubbi: «Vax uccidono – Riina circa 200 – Speranza 120000 – Draghi nazista». E non sono le prime in Emilia-Romagna. Altri centri vaccinali sono stati imbrattati o danneggiati a Cesena, Forlì, Ravenna e nella zona di Rimini. Lunedì a Torino è sceso in piazza un miscuglio dell’estrema sinistra assieme ad uno striscione azzurro con la scritta «Vaccini, sicuri che siano sicuri?». Oltre i sindacati di base dai Cobas a Usb c’erano i No Tav, Potere al Popolo, Rifondazione e Partito comunista. Studenti non proprio fascisti hanno bruciato la gigantografia di Draghi davanti all’ufficio scolastico regionale. A Milano le manifestazioni no pass sono ben frequentate da anarchici, collettivi studenteschi e rappresentanti del sindacalismo di base come Fabio Zerbini. Non è un caso che una ventina dei 48 denunciati per violenze varie, identificati dalla Digos, sono estremisti di sinistra o anarchici.».

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