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mig29aLa notizia – data da Le Monde – è stata confermata dalla presidenza francese in un comunicato: «Il nostro Paese conferma il suo impegno risoluto a combattere contro la minaccia terroristica rappresentata da Daesh e colpirà ogni volta che la nostra sicurezza nazionale sarà in gioco».
L’Eliseo ha dunque confermato di aver condotto i primi attacchi aerei in Siria contro lo stato islamico, in coordinamento con la coalizione internazionale.
Sarebbero almeno 30.000 i combattenti volontari di cultura non islamica che sono andati a combattere nelle file dell’Isis, in Siria e Iraq. A rivelarlo fonti di Intelligence Usa citate dal New York Times: «In 12 mesi il loro numero è raddoppiato» stimano i responsabili, affermando «i reclutamenti sono in costante crescita, con quasi mille nuovi combattenti al mese di cui almeno 250 gli americani».
Intanto da Baghdad giungono segnali di raffreddamento nei rapporti tra il governo sciita iracheno e gli Stati Uniti nella lotta contro i jihadisti sunniti dello Stato Islamico mentre il comando delle forze armate irachene ha dichiarato che sta collaborando, sia per quanto riguarda l’attività di intelligence che le operazioni di sicurezza contro Isis, con Russia, Iran e Siria.
Sembra, quindi, che dopo la Siria si stia consolidando un asse russo-sciiti anti Isis  anche in Iraq: Mosca sostiene Damasco per proteggere il porto siriano di Tartus, unica base di Mosca e da mesi anche Baghad piu rapidamente e con meno remore di quanto facciano gli Usa. Non appena Abadi si insediò lo scorso anno, chiese aerei da guerra contro l’Isis: quelli russi arrivarono subito, mentre gli F-16 americani sono stati centellinati.
In una dichiarazione ufficiale per giustificare il coinvolgimento di Mosca, il comando delle forze armate irachene spiega che «la Russia sta intervenendo perchè è sempre più preoccupata dalla presenza di migliaia di terroristi che dalla Russia si sono uniti a Daesh». Per gettare acqua sul fuoco delle dichiarazioni dei generali iracheni, il ministro degli esteri di Baghdad, Ibrahim al-Jaafari, ha detto da New York, dove partecipa all’Assemblea Generale Onu, che nel suo Paese non sono presenti “consiglieri militari” russi.

Fonte: la Repubblica
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