Sponsor by

problemi-linguaggio-bambini-stranieri-194506-w1000-e1413922709771

La dirigente d’Istituto, Elena Fucci, ha una lunga fila di genitori in attesa fuori dalla sua porta. «Nessuno di loro ha un appuntamento e vengono qui insistendo per essere ricevuti. Siamo di fronte ad una arretratezza culturale, quella delle famiglie, che dispiace e sconcerta» racconta al Corriere della Sera. Una vera e propria fuga di ragazzini dalla sezione A della scuola media statale Tito Livio, sezione che non sembra essere tra le preferite da genitori che puntano ai corsi che vengono considerati blasonati. E così nella prima media del corso A sono rimasti poco più di dieci bambini e, fra i sussurri dei corridoi, si intuisce che la fuga è motivata dal desiderio di tenere i propri figli in classi dove non ci sia trasversalità. La presenza di un disabile, di bambini extracomunitari sarebbe insomma una molla a spingersi altrove. Ma perché tanti bambini sono stati spostati? «Innanzi tutto la prima A occupa una classe piccola, dunque nasceva già con un numero ridotto di studenti. I successivi trasferimenti sono stati motivati da una serie di circostanze diverse» spiega la preside «è stato terribile vedere questo esodo. In classe ci sono bambini stranieri? Noi ne siamo felicissimi, altri forse no».  Ma quello che spiace è notare che ci sono classi ghetto e classi di serie A.

Giuseppe MARTINO

Sponsor by