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Spettacolare scenario per il G20 della cultura in corso a Roma: i ministri della Cultura dei governi più importanti della terra si sono seduti ad un enorme tavolo allestito nel Colosseo. Francesco Olivo per La Stampa.

«La politica estera si fa anche così: un tavolo immerso nella più grande meraviglia della Terra. Visti da qui, i ministri di Paesi non sempre amici sembrano dover intendersi per forza. L’Italia punta sulla diplomazia culturale e lo fa nella maniera più maestosa possibile, riunendo i ministri del G20 nell’arena del Colosseo. L’effetto stupore funziona, come non potrebbe essere altrimenti, le delegazioni subiscono il fascino, fanno i complimenti a Dario Franceschini che li riceve e scattano foto con il cellulare, ancora prima di posare per quella ufficiale. Inizia così la prima ministeriale della Cultura nella storia del G20. Oggi si entra nel vivo con i lavori ospitati a palazzo Barberini, sotto il magnifico affresco di Pietro da Cortona, al termine dei quali sarà firmata la Dichiarazione di Roma, che conterrà le grandi sfide dei prossimi anni, dai cambiamenti climatici, la ripresa dopo la pandemia e, appunto, la diplomazia informale, possibile anche «tra i Paesi più lontani, la cui distanza può essere colmata dalla cultura», come sottolinea Franceschini. Mario Draghi, arrivato al Colosseo dopo una giornata politicamente non banale, arriva e si guarda intorno e, prima ancora di pronunciare il discorso ufficiale nel silenzio, rotto solo dai droni che sorvolano l’area, nota subito «questo posto, questa luce» con gli altri che annuiscono: «La storia e la bellezza sono parti integranti dell’essere italiani», dice appena concluso il video che apre la serata. Il presidente del Consiglio si dice «orgoglioso» per la ministeriale: «Quando il mondo ci guarda, vede prima di tutto arte, musica e letteratura». Alla direttrice generale dell’Unesco Audrey Azoulay (che nel suo intervento ha la sensibilità di citare la morte di Roberto Calasso) Draghi scherzando suggerisce di «considerare tutta l’Italia come patrimonio Unesco». Il premier poi coglie un assist di Azoulay, e rivendica la scelta di lasciar fuori le grandi navi dal centro di Venezia: «abbiamo vietato il passaggio delle grandi navi davanti alla Basilica di San Marco e nel canale della Giudecca». I tempi non sono qualunque e negli ultimi mesi persino un luogo come questo è rimasto senza visitatori, Draghi parte proprio dal sostegno alla cultura, che «è cruciale per la ripartenza del Paese, coniugando memoria e futuro». L’altra grande partita alla quale i beni artistici non sono estranei è quella del cambiamento climatico: «La tutela del patrimonio artistico richiede anche maggiore sostenibilità ambientale. In Italia, più di dieci siti Patrimonio dell’Umanità sono in pericolo per l’innalzamento del livello del mare. Il rischio di alluvioni minaccia tra il 15 e il 20% dei beni culturali del nostro Paese. Dobbiamo agire subito, perché le generazioni di domani possano godere dei tesori che noi ammiriamo oggi e che hanno accompagnato tutta la nostra vita, certamente la mia». Dopo l’allarme i progetti: «Il settore dei viaggi e del turismo vale il 13% del Pil e impiega in maniera diretta o indiretta tre milioni e mezzo di persone – spiega il premier – Nel Pnrr investiamo in queste attività quasi 7 miliardi di euro». Nell’aprire la serata il ministro della Cultura, Dario Franceschini, parte dai giorni più tristi, ancora non del tutto alle spalle: «La pandemia ci ha fatto capire quanto la cultura sia la linfa delle nostre vite. Le piazze vuote, i musei chiusi come i cinema, i teatri, le biblioteche, hanno reso le nostre città tristi, spente. Per questo ora sappiamo che sarà la cultura la chiave della ripartenza». Ai colleghi del G20 Franceschini ricorda che «ben prima dell’azione di governo, la cultura parla ai popoli. Le emozioni che le Arti ci regalano hanno il potere di consegnare all’umanità intera il senso di un destino comune». Tra i più soddisfatti della serata romana c’è Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, che ha preceduto Draghi con un discorso di forte impatto: «La cultura non deve più essere considerata marginale ma come la colonna spinale del nostro Paese», dice al termine. Le delegazioni lasciano il Colosseo, l’organizzazione li porta al concerto al Quirinale, diretto dal maestro Muti prima della cena al palazzo della Consulta. Una tartina nel barocco, la politica estera si fa anche così».