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Accordo nel centro destra: chi avrà più voti decide. Ma Meloni deve accettare i sondaggi prima della crisi e l’assenza dei moderati. FI è vuota. Letta accetta Renzi. Offensiva ucraina a sud

Il vertice del centro destra a Roma (a Montecitorio, non a Villa Grande) incorona di fatto Giorgia Meloni. Anche se non c’è un candidato premier ufficiale del centrodestra. È stato ribadito il principio che chi ha più voti decide chi indicare come presidente del Consiglio, come aveva chiesto la stessa Meloni. Sono state superate le tante perplessità e gelosie di Matteo Salvini e di Silvio Berlusconi. Ma l’accordo fra i leader ha dovuto basarsi su due bugie. Il centro destra ha applicato la sua particolare cancel culture: nel calcolare e prevedere i consensi dei vari partiti e arrivare alla ripartizione dei collegi tra le forze politiche hanno fatto testo i sondaggi rilevati prima della caduta del governo Draghi. Dunque i numeri, davvero bassi, registrati negli ultimi giorni per Lega e Forza Italia sono stati scartati.

La seconda cancellazione del vertice di ieri è la totale scomparsa di personalità credibili e moderate nello schieramento. Ieri c’era solo la destra. Il centro non c’è più. Sicuramente Repubblica fa della propaganda nel titolare oggi “la falange”, ma la coalizione a trazione Fratelli d’Italia sembra aver perso il contatto con quei ceti produttivi e con quella classe media, che sono stati parte importante del suo retroterra. Se davvero Meloni vuole essere leader, dovrebbe lei porsi il problema di trovare personalità e figure credibili per quella parte del suo stesso schieramento, ampiamente franato e svuotato (per la fuga dei vari Brunetta, Carfagna, Gelmini, Versace eccetera). Oggi il centro destra si presenta senza una componente, dopo un’amputazione violenta causata dalle scelte sbagliate di due leader in pesante declino come Salvini e Berlusconi.

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