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Proseguono le interviste del Giornale dopo l’articolo di Silvio Berlusconi sull’identità cristiana. Ieri era stata la volta di padre Georg Ganswein, oggi parla il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani. A cura di Serena Sartini.

«La difesa della vita dal suo concepimento fino al termine naturale, le radici cristiane, la sfida per un cristiano in politica. Ed ancora la centralità dell’essere umano, l’attenzione al bene comune, la dignità del lavoro, l’ambiente e le sfide della Settimana Sociale che si terrà a ottobre a Taranto. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, interviene sul tema dell’identità cristiana sollevato dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e indica la rotta che un politico cristiano deve seguire: «Difendere la cultura della vita». Eminenza, grazie per aver accettato il confronto. Identità cristiana significa incarnare i valori non negoziabili. Quali sono e quanto è difficile testimoniarli nel proprio ambito di vita? «Al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore ha scritto San Giovanni della Croce. Per capire di quale amore si tratta bisognerebbe, per prima cosa, meditare sul capitolo 25 del Vangelo di Matteo. In particolare quando dice: Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. Questa è la concretezza del cristianesimo che non mette al centro un principio disincarnato ma Dio e la persona umana. Occorre perciò difendere sempre la cultura della vita, in ogni momento e in ogni luogo dell’esistenza: nei nascituri e nei bambini, nella scuola e nei luoghi di lavoro, nella malattia e nell’emarginazione sociale, nella famiglia e nella povertà, nella maturità e nella vecchiaia». Come è possibile vivere un’autentica identità cristiana nella società odierna? «Tenendo a mente due grandi insegnamenti. Il primo è di Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus: Se non esiste una verità trascendente, obbedendo alla quale l’uomo acquista la sua piena identità, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini. Il secondo è di Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell’economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna. In un tempo così complesso come il nostro siamo dunque chiamati a riconoscere sempre che siamo creature, e non creatori, e che il Vangelo è la nostra bussola». Benedetto Croce scrisse Perché non possiamo non dirci cristiani. Quanto è attuale questo affermazione? «Senza dubbio la nostra civiltà non può non dirsi cristiana. Ma non solo nel significato che ne ha dato Croce nel suo pamphlet. Paolo VI quando proclamò san Benedetto patrono d’Europa disse che il monaco di Norcia aveva unito il Vecchio Continente con la Croce, il libro e l’aratro. Oggi, ancor più di ieri, nel nostro mondo secolarizzato, è la Croce di Cristo ad illuminare il cuore, ad alimentare la testimonianza e a stimolare le opere. E infatti tanti credenti, nonostante l’individualismo e l’utilitarismo così diffuso, continuano a incarnare il Vangelo con semplicità e gioia. Basti pensare a tutti coloro che vivono felicemente una vita di contemplazione e preghiera; oppure alle donne e agli uomini che credono nel matrimonio cristiano e realizzano una famiglia con figli; e infine ai volontari che si donano completamente al servizio dei poveri».