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La politica estera irrompe nella campagna elettorale: Meloni si offre come garante anti-Putin. Ma Mosca ci ricatta coi migranti (via Libia). Stati Uniti in recessione (tecnica). Morto Citati

È la politica estera e l’influenza dei russi sull’Italia il tema che irrompe nella campagna elettorale, ai primi passi. Complice un articolo della Stampa di ieri, che raccontava di pressioni di un esponente russo nei confronti della Lega, perché il partito di Salvini ritirasse i suoi ministri. In realtà, come la Versione di ieri aveva giudicato, non si tratta di un vero scoop. Ma l’ovvia enfasi di Enrico Letta e degli avversari del centro destra ha costretto il prefetto Gabrielli a chiarirlo ufficialmente. I contatti fra la persona di Matteo Salvini e l’ambasciata russa risalgono a qualche settimana fa e riguardavano in primo luogo il possibile viaggio del capo della Lega a Mosca. Ha ragione Maurizio Belpietro quando scrive oggi che La Verità aveva già riferito dell’incontro fra i russi e la Lega, oggi presentato come scoop, diverse settimane prima della caduta del governo Draghi.

D’altra parte se i servizi segreti italiani avessero davvero avuto notizia certa e dettagliata di esplicite richieste russe per la caduta del governo nei giorni della crisi, ne avrebbe dovuto subito parlare lo stesso Mario Draghi, denunciando la cosa di fronte al Senato. Chiarito ciò, è vero però che la politica estera (rapporti con la Russia ma anche con l’Europa) è il vero punto debole del centro destra. Giorgia Meloni ha due alleati non credibili su questo terreno. Per Salvini basta ricordare il caso della maglietta mostrata dal sindaco polacco al confine con l’Ucraina. Silvio Berlusconi poi, facendo cadere Draghi, ha aggiunto al suo filo putinismo storico una nuova posizione anti europeista molto inquietante.

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