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Ieri il Papa ha incontrato movimenti e associazioni, dopo il decreto del giugno scorso, che fissa la durata massima dei mandati ai vertici e il loro numero. Francesco ha detto ai movimenti: chi è alla guida stia attento a voglia di potere e slealtà. Enrico Lenzi per Avvenire.

«Governare è servire», ma dietro l’angolo possono nascondersi due pericoli per chi esercita questo governo: «la voglia di potere» e «la slealtà». Papa Francesco va dritto al cuore della questione che dallo scorso giugno sta creando «qualche non buon umore» (dice) all’interno delle associazioni di fedeli, movimenti ecclesiali e nuove comunità, i cui moderatori sono stati ricevuti ieri in udienza. Un incontro preparato dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, da cui queste realtà dipendono e dal quale hanno ricevuto lo scorso 11 giugno il decreto con il quale vengono introdotti alcuni vincoli di tempo e di numero nei mandati di coloro che hanno «responsabilità di governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del medesimo dicastero vaticano». Di fatto il decreto stabilisce che i mandati possono «avere la durata massima di cinque anni ciascuno» e che la stessa persona «può ricoprire un incarico per un periodo massimo di dieci anni consecutivi», potendosi ricandidare per quel posto soltanto dopo la pausa di un mandato. Norme, che il decreto prevede debbano essere rispettate da tutte quelle realtà dove i propri dirigenti abbiano di fatto già superato i tempi indicati, stabilendo che «debbono provvedere a nuove elezioni entro e non oltre 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto». Dai vincoli di durata sono invece esclusi i fondatori. «Mi sembra molto saggio» ha commentato ieri il Papa spiegando ai moderatori i motivi che hanno spinto la Santa Sede a intervenire. Premesso che «vi ringrazio per quanto avete fatto soprattutto in questo periodo di pandemia», il Papa ha sottolineato come «voi avete una vera e propria missione ecclesiale» e che «avete la responsabilità di costruire il futuro del santo popolo fedele di Dio», stando «accanto a coloro che sperimentano nella loro carne l’abbandono e la solitudine, e soffrono per le tante necessità materiali e le povertà morali e spirituali». E ricordando «quanta gente c’è che non ha da mangiare», ha commentato amaramente – in passaggio aggiunto a braccio – «penso a noi che qui in Vaticano ci lamentiamo quando il pasto non è ben cotto». Papa Francesco, però, nell’udienza con i moderatori, ha voluto ribadire che il decreto del Dicastero a cui fanno riferimento, vuole intervenire per evitare i casi in cui si è assistito all’abuso di potere e non al servizio degli altri. Per Bergoglio, sono due «gli ostacoli che un cristiano può incontrare nel suo cammino e che gli impediscono di diventare un vero servitore di Dio e degli altri». Il primo è «la voglia di potere», ad esempio, «quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione» e così «la delega agli altri è svuotata dalla smania di essere dappertutto». Il secondo ostacolo è rappresentato dalla «slealtà», cioè quando «a parole diciamo di voler servire Dio e gli altri, ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti ». Ma, sottolinea con forza il Papa, «non dimentichiamo che il vero servizio è gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese». E la slealtà si manifesta anche quando «ci presentiamo agli altri come gli unici interpreti del carisma, gli unici eredi della nostra associazione o movimento; oppure quando, ritenendoci indispensabili, facciamo di tutto per ricoprire incarichi a vita». Ecco che il decreto del Dicastero fissando numero dei mandati e durata degli stessi vuole porre un freno a possibili incarichi a vita. Non solo. Il Papa ha esortato i movimenti ad avere «fiducia nel discernimento dei carismi affidato all’autorità della Chiesa. Siate consapevoli della forza apostolica e del dono profetico che vi vengono consegnati oggi in maniera rinnovata». Papa Francesco ha quindi voluto concludere il suo discorso augurando «a tutti voi buon lavoro e buon cammino, e una buona riunione. Dite tutto quello che vi viene da dire dal cuore in questo. Domandate le cose che volete domandare, chiarite le situazioni. Questo è un incontro per fare questo, per fare Chiesa, per noi. E non dimenticatevi di pregare per me, perché ho bisogno. Non è facile fare il Papa, ma Dio aiuta. Dio aiuta sempre».