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Durante la Messa per i cinquant’ anni delle Conferenze episcopali europee Papa Francesco ha denunciato la tentazione di starsene comodi «nell’appagamento di un certo consenso mentre Gesù viene dimenticato». L’assenza di carità produce infelicità. Mimmo Muolo per Avvenire.

«Oggi «in Europa noi cristiani abbiamo la tentazione di starcene comodi nelle nostre strutture, nelle nostre case e nelle nostre chiese, nelle sicurezze date dalle tradizioni, nell’appagamento di un certo consenso, mentre tutt’ intorno i templi si svuotano e Gesù viene sempre più dimenticato». È il grido accorato, quasi un allarme, che il Papa ha lanciato ieri celebrando la Messa che ha dato il via all’Assemblea del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee), riunita a Roma per il 50° anniversario della sua fondazione. Ma non si è limitato alla denuncia, il Pontefice. Ha anche indicato le vie d’uscita. Sul piano religioso ed ecclesiale Francesco ha rimarcato: «Aiutiamo l’Europa di oggi, malata di stanchezza, a ritrovare il volto sempre giovane di Gesù e della sua sposa». Sul piano politico, poi, il Pontefice ha invitato a «smettere di accontentarsi di un presente tranquillo» e a «lavorare invece per l’avvenire». Di ciò, ha sottolineato, «ha bisogno la costruzione della casa comune europea: di lasciare le convenienze dell’immediato per tornare alla visione lungimirante dei padri fondatori, visione profetica e d’insieme, perché essi non cercavano i consensi del momento, ma sognavano il futuro di tutti. Così sono state costruite le mura della casa europea e solo così si potranno rinsaldare». Il cemento per tenere insieme tutto questo, ha però avvertito papa Bergoglio, è la carità. «’Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero nudo e non mi avete vestito’ – ha detto citando il Vangelo di Matteo -. La mancanza di carità causa l’infelicità, perché solo l’amore sazia il cuore». Il Vescovo di Roma ha quindi ringraziato i presidenti delle Conferenze episcopali del Continente presenti alla celebrazione in quanto membri del Ccee «per questi primi 50 anni a servizio della Chiesa e dell’Europa – ha detto -. Incoraggiamoci, senza mai cedere allo scoraggiamento e alla rassegnazione ». E tuttavia il Pontefice ha indicato anche altri traguardi. «Lavorare perché la casa di Dio sia sempre più accogliente, perché ognuno possa entrarvi e abitarvi, perché la Chiesa abbia le porte aperte a tutti e nessuno abbia la tentazione di concentrarsi solo a guardare e cambiare le serrature». «Renderla bella e ospitale», guardando insieme all’avvenire, non restaurare il passato», perché, ha spiegato, «purtroppo la restaurazione del passato ci uccide tutti». Il compito della nuova evangelizzazione è dunque sempre attuale. Ci sono da avvicinare tutti coloro che «non hanno più fame e sete di Dio», perché sottoposti «alla dittatura del consumismo, leggera ma soffocante». «Tanti – ha notato infatti il Pontefice – sono portati ad avvertire solo bisogni materiali, non la mancanza di Dio. E noi di certo ce ne preoccupiamo, ma quanto ce ne occupiamo davvero?». Per farlo bene, ha esortato Francesco, bisogna evitare di «concentrarsi sulle varie posizioni nella Chiesa, su dibattiti, agende e strategie, e perdere di vista il vero programma, quello del Vangelo: lo slancio della carità, l’ardore della gratuità». In sostanza occorre mostrare, non dimostrare Gesù. «E se i cristiani, anziché irradiare la gioia contagiosa del Vangelo, ripropongono schemi religiosi logori, intellettualistici e moralistici, la gente non vede il Buon Pastore». Perciò, ha concluso il Papa, «non possiamo che dare tutto noi stessi perché si veda l’intramontabile bellezza» di Gesù».

Fa ancora discutere la chiacchierata di papa Francesco con i gesuiti di Bratislava nella quale Bergoglio è andato a ruota libera su chi già pensava al Conclave, quando lui era in ospedale. Sui vari siti, specializzati nelle spy story sulle sacre stanze, continuano ad uscire in questi giorni indiscrezioni e veleni. Oggi su Libero Antonio Socci, da sempre molto critico nei confronti del Papa, mette insieme tutti i possibili sospetti. Ecco il passaggio centrale, l’integrale è nel pdf.

«Papa Bergoglio sembra ormai in guerra con tutti, pure contro quella Curia che lo ha voluto papa e lo ha poi sostenuto. Emblematico è il processo al card. Becciu che è stato negli anni un suo devoto sostenitore e il suo più stretto collaboratore. Nelle ultime ore il clima si è fatto ancora più pesante, per le dichiarazioni del papa in Slovacchia. Ecco le clamorose parole di Bergoglio: «Sono ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto. So che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il Conclave. Pazienza! Grazie a Dio, sto bene». A dire il vero a parlare della gravità delle sue condizioni di salute fu lo stesso Bergoglio quando dichiarò: «Un infermiere mi ha salvato la vita» (si riferiva all’operatore sanitario che il 4 luglio gli consigliò di andare subito al Gemelli a farsi operare). In quell’intervista aveva anche detto: «Quando un Papa è malato, si alza un vento o un uragano di Conclave».

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