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Nel centro destra ieri è stato il giorno dell’incontro faccia a faccia fra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. La cronaca sul Giornale di Fabrizio De Feo.

«Obiettivo 2023. Silvio Berlusconi invita Giorgia Meloni e Ignazio La Russa nel suo quartier generale estivo a Villa Certosa per ricucire la trama dell’alleanza di centrodestra dopo le recenti frizioni legate alla nomina dei due componenti del cda della Rai e l’esclusione di Giampaolo Rossi di Fratelli d’Italia. Un faccia a faccia utile a confrontarsi direttamente e a stemperare la tensione dei botta e risposta a distanza che hanno segnato le ultime settimane. L’incontro inizia in tarda mattinata e dura fino alle 15. Si pranza, dopo un giro con la macchina da golf, nei pressi del laghetto artificiale, con la splendida vista del Golfo di Marinella, in un clima cordiale grazie anche alla sortita del presidente di Forza Italia che sabato sera, alla festa della Lega Romagna di Cervia, ha ammesso che le nomine Rai hanno rappresentato uno sgarbo e ha promesso un risarcimento per il torto subito. Una apertura che ovviamente non è passata inosservata e ha restituito al Cavaliere il ruolo di naturale federatore del centrodestra. Berlusconi e Giorgia Meloni non entrano nel merito di poltrone e compensazioni. Fonti azzurre fanno sapere che «è stata superata ogni incomprensione e si è rafforzato il clima di collaborazione tra le diverse forze del centrodestra. La prospettiva è quella di andare uniti quando, nel 2023, finita la stagione del governo di Mario Draghi, tornerà il confronto tra centrodestra e centrosinistra». Una prospettiva di lungo termine che dovrà incrociarsi con necessità più vicine, come l’esigenza di remare tutti nella stessa direzione in vista delle Amministrative, rispondendo ad esempio all’offensiva congiunta scattata a Roma da parte del centrosinistra contro Enrico Michetti, in testa nei sondaggi per il Campidoglio. Fratelli d’Italia desidera soprattutto che sia chiarito un punto. Giorgia Meloni e Ignazio La Russa vogliono sentirsi dire che la maggioranza multicolor che sta sostenendo il governo Draghi resterà un unicum momentaneo e non sarà una esperienza replicabile. Insomma che il progetto del centrodestra, concepito e costruito negli anni, resterà l’unica prospettiva possibile. L’altra richiesta è che, al di là delle dichiarazioni – pure molto gradite – sulla questione Rai si passi dalle parole ai fatti e si rispettino gli accordi presi prima dello «sgarbo». Su entrambe le richieste le rassicurazioni di Berlusconi sono convincenti. «Io voglio stare in una coalizione in cui non devo guardare agli alleati come se fossero avversari», dice Giorgia Meloni. Nel giorno in cui scatta il semestre bianco, inevitabile iniziare a ragionare sull’elezione del presidente della Repubblica. La richiesta è che ci si ritrovi su un nome non ostile o estraneo alla coalizione. Se emergesse il nome di Berlusconi, racconta l’Agi, per Fdi non ci sarebbero problemi. C’è l’impegno a chiudere rapidamente il tavolo dei municipi. Sul progetto di federazione, Giorgia Meloni resta tiepida. Il Cavaliere rilancia proponendo una sorta di «coordinamento», richiesta molto più accettabile per Fdi. «L’unità, la forza, la compattezza della coalizione è un valore fondamentale, che ci differenzia da una sinistra divisa e litigiosa. Avanti con il progetto di Federazione, per sostenere compatti il governo Draghi, e per vincere con una coalizione compatta le elezioni del 2023», sottolineano in serata fonti leghiste. Infine, sulla leadership del centrodestra, l’ex premier avrebbe confermato la regola che il leader è colui che guida il partito con più voti. Una questione dirimente visto che ormai Giorgia Meloni e Matteo Salvini in base ai sondaggi viaggiano appaiati e la competizione per la premiership è apertissima. Berlusconi, nel corso della giornata, sente al telefono Catello Maresca, candidato sindaco di Napoli, con cui si confronta sulle proposte per lo sviluppo e contro la povertà. A Napoli arriva Antonio Tajani che commenta così l’incontro Berlusconi-Meloni. «Berlusconi è un federatore, troverà le giuste soluzioni per rafforzare il coordinamento nel centrodestra. Dobbiamo preoccuparci non solo di vincere nel 2023 ma di governare fino al 2050, puntando su alcuni punti fermi: Europa e Stati Uniti». Infine sul fronte delle Amministrative Matteo Salvini annuncia la disponibilità a candidarsi come capolista a Milano. «Se serve mi candido, per me Milano è l’anima e il cuore, sono a totale disposizione di Luca Bernardo e della città».

Contento dell’incontro ravvicinato, Alessandro Sallusti dalle colonne di Libero invita il centro destra a marciare compatto. Ma pone una condizione: non si può acconsentire a scendere in piazza insieme ai No Vax contro il governo Draghi.

«I leader del Centrodestra sono sicuramente Giorgia Meloni e Matteo Salvini (seguo l’ordine alfabetico per via dell’ondivago testa a testa nei sondaggi) ma tocca al vecchio Silvio tenere assieme tutto e sminare il campo di una coalizione che si trova per due terzi al governo e per uno all’opposizione. Due giorni fa il riconoscimento al capo della Lega («sei un vero leader»), ieri un lungo incontro a Villa Certosa con la presidente di Fratelli d’Italia, irritata da tempo con gli alleati per presunti (alcuni reali) sgarbi su importanti nomine. Difficile dire se si tratti di una tregua di Ferragosto o dell’inizio di un nuovo percorso a tre, comune nella forma e nella sostanza. Propendo per la seconda ipotesi, in fondo a nessuno conviene rompere un cartello elettorale dato stabilmente vincente e gli elettori non capirebbero alleanze diverse, tipo la grande ammucchiata più o meno centrista, di cui si parla nei corridoi della politica, che tagli fuori la destra della Meloni. Ovvio che la partita dell’unità non può che avere al centro l’elezione di un nuovo presidente della Repubblica condiviso tra i tre soci. Da lì deriveranno altre scelte strategiche ben più importanti di una nomina Rai, tipo se considerare finita la legislatura il giorno dopo l’insediamento del successore di Mattarella e provare quindi a imboccare la vie delle elezioni anticipate ose tirare fino alla scadenza naturale del 2023. Di questo, non del destino del decreto Zan, si parla nelle stanze che contano. Obiettivo? Creare le condizioni per portare Berlusconi al Quirinale o, in subordine, un presidente che garantisca al Centrodestra quella agibilità politica che negli ultimi vent’ anni è stata, per usare un eufemismo, a corrente alternata. Se questo è l’obiettivo alto e nobile, converrebbe da subito smetterla con beghe di sottobosco e, sia pure nella differenza tra maggioranza e opposizione, usare un linguaggio sui temi più sensibili che dia l’idea che un progetto di Centrodestra di governo futuro c’è. E vorremmo già da ora sapere, per dire, se questo prevede di andare in piazza con i no vax a urlare che il virus è una invenzione di Draghi e di medici al servizio delle multinazionali del farmaco, come qualcuno della coalizione oggi fa».