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La società di Altavilla ha pagato 90 milioni di euro, ma abbandona il nome di Alitalia, cambia logo, colori e divise.
La società non si chiamerà Alitalia ma Ita Airways Spa.
Il presidente Alfredo Altavilla e l’a.d. Fabio Lazzerini hanno manifestato il desiderio di diventare «la compagnia di bandiera di questo paese».
Ma perché Altavilla e Lazzerini hanno speso 90 milioni di euro per comprare un marchio che non utilizzano e spendano altri soldi per rifare l’immagine della compagnia?
Questo è un fatto curioso. La domanda al Presidente e all’Amministratore delegato è stata fatta alla presentazione della compagnia in una videoconferenza.
Alla domanda sul perché dell’acquisto del marchio senza usarlo, Altavilla ha risposto: «Il marchio non poteva appartenere a nessun altro che non fosse la nuova compagnia di bandiera di questo paese. Ma quando fai un’operazione di sistema come quella gestita dalle istituzioni nel passare dall’amministrazione straordinaria a Ita devi capire che devi dare i soldi per consentire di pagare gli stipendi alle persone che non vengono a lavorare in Ita».
Ita dunque ha comprato il marchio per evitare che possa prenderlo un’altra compagnia che tenti di presentarsi sul mercato con il nome storico, più noto di Ita.

Le trattative
I tre commissari di Alitalia sono partiti da un prezzo iniziale di 290 milioni di euro, ma nessuno ha presentato offerte al primo giro dell’asta.
Nel secondo giro Ita ha offerto 40 milioni.
C’è stata però una trattativa con la richiesta di migliorare il prezzo, anche il Mise infatti ha chiesto ad Ita di aumentare l’offerta per offrire ad Alitalia più liquidità altrimenti quest’ultima non avrebbe avuto più soldi per pagare gli stipendi e altri debiti scaduti. Così il prezzo è stato poi aumentato a 90 milioni, comunque molto più basso del valore di Alitalia, che secondo il commissario Giuseppe Leogrande ha un valore contabile di 150 milioni.
Il presidente di Ita ha po sostenuto: «L’acquisto del marchio consente a Ita di fare una transizione ordinata alla nuova livrea degli aerei, che vuol dire anche nuovi interni, nuove divise, sostituire le insegne negli aeroporti. Senza il marchio fare questa sostituzione in fretta sarebbe stato molto più costoso»
Al Sole 24 Ore risulta che Altavilla volesse prendere il marchio in affitto. Il Mise si è opposto, ritenendo che l’affitto violasse la decisione della Commissione Ue.

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