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Letta promette che non abbandonerà il tema dello ius soli. Il velocista Jacobs, neo medaglia d’oro, snobba il tema? Il segretario del Pd, in campagna elettorale nel senese, non si scompone. Claudio Bozza per il Corriere.

«Jacobs? – sottolinea Letta riferendosi alla dichiarazione a Il Foglio in cui il campione olimpico afferma di non essere «interessato» al tema -. Ha detto ciò che è libero di dire ma non cambia di una virgola la questione. Jacobs è un cittadino italiano dalla nascita e lo ius soli non ha a che fare con casi come il suo». Letta si dice ben consapevole della forte complessità di questa vicenda, ma rilancia: «La legge sulla cittadinanza è un grande cambiamento per il nostro Paese e il Pd sarà all’avanguardia e si farà portabandiera di questa battaglia in Parlamento. E lì, sono sicuro, troverà consensi e alleati per renderla effettivamente una legge». Il leader dem accelera così la sua battaglia per difendere il seggio di Siena, lasciato libero alla Camera dal collega di partito Pier Carlo Padoan, diventato presidente di Unicredit. Che poi è appunto il colosso che si appresta ad assorbire il Monte dei Paschi, la banca più antica del mondo. E che ora, dopo 549 anni di storia, rischia di dissolversi. La base dem, vista la folta partecipazione allo sbarco del segretario sulla vetta di Montepulciano, sembra aver recepito la posta in gioco: «Enrico non mollare, bisogna vincere!», gli urla più di un sostenitore. Mentre a sera, accolto a una cena di finanziamento, i 300 presenti lo accolgono sulle note di People have the power . Sul territorio è però molto forte la preoccupazione per le ripercussioni sui posti di lavoro che deriveranno dall’annessione del Monte dei Paschi a Unicredit. Secondo la Cgil, solo in Toscana sarebbero a rischio 2.500 posti. Ma su questo l’ex premier mette subito le mani avanti: «Non dobbiamo perdere un posto», è la promessa ambiziosa. Al Nazareno speravano che l’emergenza Montepaschi si palesasse dopo il voto del 3 e 4 ottobre. Ma davanti a questa accelerazione il segretario del Partito democratico, tramontata l’ipotesi Conte, non si poteva certo tirare indietro. «Se perdo a Siena lascio», aveva detto il leader dem annunciando la sua candidatura. E ora questo monito lo ripete come un mantra pure in privato, anche per motivare dirigenti e truppe dem sul territorio. Serve una grande mobilitazione, perché questo seggio non è più blindato da tempo. Letta è ben consapevole del profondo valore politico della sfida contro Tommaso Marrocchesi Marzi, imprenditore vitivinicolo, avversario del centrodestra per il quale Matteo Salvini si sta muovendo in forza: batterlo influirebbe non poco nei rapporti di forza al governo. Ma nel Pd, proprio per la variabile Monte dei Paschi, i timori per il rischio di una sconfitta che sarebbe bruciante non sono più sottotraccia. «Mi trovo a fare campagna elettorale, a chiedere il voto, sapendo che facciamo parte di una maggioranza atipica, eccezionale, unica. Per quanto ci riguarda, è la prima e l’unica volta al governo con Salvini». Se la soluzione Unicredit è la migliore per Mps? «Ho fiducia negli impegni che il ministro dell’Economia Franco si è preso pubblicamente in Parlamento: vigileremo, passo dopo passo».

Avvenire, da sempre molto attento al tema di quello che preferisce chiamare lo ius culturae, è molto scettico: i 5 Stelle sono tradizionalmente contrari. La cronaca di Eugenio Fatigante.

«Negli equilibri dell’attuale Parlamento, un ruolo decisivo per l’eventuale ripresa dell’iter di una legge sulla cittadinanza (per chi è cresciuto in Italia, pur non avendo genitori italiani), come auspicato l’altroieri dal leader del Pd, Enrico Letta, ce l’ha di sicuro M5s, ‘forza- cerniera’ fra i due schieramenti, oggi mischiati nella maggioranza che appoggia Draghi. Per questo la penuria di dichiarazioni di esponenti pentastellati a favore di una legge simile fa capire che l’auspicio lettiano è probabilmente destinato a rimanere tale. Non è facile trovare qualche 5 stelle disposto a esporsi. Fra i big, poi, ieri l’ha fatto la sola Paola Taverna, ma per dire che «con il presidente Conte sapremo trovare una sintesi, credo però che nell’attuale situazione politica ci siano altre priorità». Eppure, c’è stato un tempo – non lontanissimo – in cui non era questa la linea del Movimento su questo tema. Negli anni i grillini hanno teso a eludere questo delicato dossier, a non prendere posizione per via di alcune nette sortite (contrarie) del fondatore Beppe Grillo, tanto che forse pochi ricordano che una delle prime proposte di legge in materia, già a giugno del 2013, quindi subito dopo lo ‘sbarco’ in Parlamento, si deve proprio al Movimento: per la precisione, a uno dei deputati più vicini a Luigi Di Maio, Giorgio Sorial, oggi ex parlamentare, bresciano figlio di egiziani copti: era l’atto Camera 1204, che prevedeva uno ius soli temperato. Come la pensasse Grillo, tuttavia, era noto già da prima delle elezioni del 2013. Il 23 gennaio 2012, a esempio, così si esprimeva sul suo blog: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e xenofobi che crescono nei consensi per paura della ‘liberalizzazione’ delle nascite».

Un po’ di ottimismo viene invece dalla ministra Elena Bonetti, di Italia Viva, intervistata da Giovanna Casadio per Repubblica.

«L’occasione è favorevole per una nuova legge sulla cittadinanza». Elena Bonetti, la ministra renziana delle Pari opportunità e della Famiglia, dice che «il tempo è adesso». Non spetta al governo lo Ius soli? «Le regole le scrive il Parlamento, ma questo governo sa accompagnare la mediazione politica». Per Bonetti il punto di caduta è il cosiddetto “Ius culturae”, ovvero la cittadinanza per i ragazzi figli di immigrati che abbiamo completato un ciclo scolastico ma anche un percorso sportivo. Ministra Bonetti, lo Ius soli è una priorità o come dicono le destre e una parte del M5Stelle c’è ben altro oggi in Italia a cui pensare? «Spesso la politica si è data un alibi, dividendosi su elenchi di priorità. Si sapeva che era il modo migliore per non incontrarsi. Oggi il Paese deve fare un passo in avanti. Se vogliamo ripartire dobbiamo tutti lavorare affinché questo accada: questo è la cittadinanza. L’occasione è favorevole, perché proprio ora stiamo ricostruendo il nostro essere “noi”, comunità. Le Olimpiadi sono state un esempio. I giovani atleti che abbiamo visto giocare, che ci hanno appassionato, hanno mostrato che con il contributo di tutti e con l’unità si serve e si fa vincere il Paese intero. È stata una grande lezione per la politica». Il governo Draghi dovrebbe farsi parte attiva perché si archivi l’anacronistico “Ius sanguinis” in base al quale si è cittadini italiani? «Il governo sta dando prova di sapere accompagnare tutti i processi di sintesi per fare davvero avanzare il Paese, ma le regole le deve scrivere il Parlamento. Una iniziativa parlamentare sulla cittadinanza già c’era. Si era trovata una mediazione alla Camera nel 2015, premier Renzi, e poi si è bloccata al Senato. Adesso il governo può aiutare, però sono le Camere a dovere riprendere la proposta». Quali caratteristiche dovrebbe avere la legge sulla cittadinanza? «Il modello è lo Ius culturae, perché la cittadinanza si costruisce attraverso l’educazione. A scuola, ma anche nelle attività di educazione non formale come lo sport. Quando le forze politiche procedono per veti reciproci, il risultato è la stasi. I partiti esistono per fare politica e la politica deve dialogare per dare risposte ai bisogni dei cittadini. Se posso fare un appello, proprio perché è un tema che riguarda un milione e centomila ragazzi in attesa di dirsi italiani non solo di fatto ma anche di diritto, la legge sulla cittadinanza non diventi una bandierina per le amministrative né a destra né a sinistra. Non si sacrifichi qualcosa di così importante per il consenso elettorale». A proposito di polarizzazione, pensa al ddl Zan contro l’omotransfobia? «Lo scontro sul ddl Zan è un esempio di polarizzazione, che blocca la legge. Mentre il dialogo e la mediazione, certo su elementi che garantiscano quei diritti, porterebbe all’approvazione. È la proposta di Italia Viva». Pensa davvero che lo ius soli, o Ius culturae, possa essere approvato in questa legislatura in cui c’è una maggioranza di governo del tutto eterogenea? «È la politica a dover creare con il dialogo le condizioni per ]approvare una legge come lo Ius culturae. Siamo tutti chiamati a responsabilità inedite e anche la politica deve fare un balzo di maturità. Io ho fiducia che questo Parlamento possa trovare la sintesi necessaria per dare all’Italia il suo futuro migliore. Ci vuole il coraggio di scelte non scontate».

Stefano Zurlo sul Giornale intervista Matteo Salvini.

«Con Letta il duello va avanti. Ora vi accapigliate sullo ius soli. «Hanno messo in mezzo pure le Olimpiadi e Jacobs ha chiesto di lasciarlo in pace». Ma proprio le Olimpiadi dell’Italia multietnica hanno messo in evidenza i giovani che si sentono ma non sono ancora italiani. «Ma no, la legge funziona benissimo e fra l’altro siamo con i tedeschi quelli che concedono di più la cittadinanza. Quando arrivi a 18 anni, fai la patente e se vuoi diventi italiano. Non c’è problema, non c’è discriminazione, c’è solo propaganda. Questa storia dello ius soli è un’ossessione di Letta e della Lamorgese. Capisco Letta, anche se fra parentesi faccio notare che quando era al governo il Pd non è riuscito a proporre e far approvare questa legge, ma la Lamorgese lasci perdere queste questioni». Ce l’ha sempre con la titolare dell’Interno? «Ho appena aggiornato con la Guardia costiera i numeri degli sbarchi qui in Calabria: 250 più 80 in barca a vela in Puglia. Il totale di quest’ anno è già a 30.000. Un disastro. E a me tocca rispondere a prefetti e questori che si lamentano perché il ministro scarica su di loro i problemi dell’accoglienza». Che altro dovrebbe fare lo Stato? «Io, quando c’era una nave spagnola che faceva rotta verso la Sicilia, alzavo il telefono, chiamavo il mio omologo di quel Paese e gli dicevo di darsi una mossa. Idem per francesi e tedeschi. Se una nave batte bandiera tedesca è un pezzo di Germania. Punto. Lamorgese invece è un fantasma. Fa confusione sul green pass, spingendo i baristi a fare i carabinieri, poi si è dimenticata delle assunzioni in polizia e nei vigili del fuoco. E meno male che abbiamo rimediato con i nostri emendamenti. Non c’è campo in cui non operi in modo confuso». Ok, ma rimaniamo ai barconi: non dovremmo coinvolgere l’Europa come tutti ripetono da anni, peraltro senza risultati? «Va bene, ma intanto alzi il telefono e si dia da fare. Siamo invasi da egiziani e bengalesi. Il ministro ha preso contatto con le autorità di quei Paesi? Fra l’altro, quelli che arrivano dal Bangladesh fanno un giro molto lungo. E poi faccio notare che arrivano centinaia di persone dai paesi del Centroafrica, dove i vaccini quasi non esistono ma circolano le varianti al virus. Siamo al fallimento sui flussi migratori, ma il ministro perde tempo su un argomento come lo ius soli che non vale cinque minuti di discussione. E non è tutto». Che altro c’è? «La situazione è molto critica anche a Ventimiglia e a Trieste». Il ministro dovrebbe alzare la voce pure con Parigi e Lubiana? «Si, certo, Lamorgese dovrebbe farsi valere con Francia e Slovenia. Non può rimanere inerte». Lei guarda altrove, ma trascura gli errori dei suoi. Pd e 5 Stelle chiedono le dimissioni del sottosegretario Durigon. «E perché dovrebbe dimettersi?». Vuole dedicare un parco di Latina, intitolato a Falcone e a Borsellino, ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Non è il massimo della grammatica istituzionale e repubblicana. Non le pare? «La Lega non ha nessuna nostalgia del fascismo. Noi pensiamo al futuro, non al passato».