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Il Jova beach party è stato segnalato da un’associazione ambientalista, alla procura di Lucca, che ha aperto un’inchiesta per danno ambientale in relazione alla tappa viareggina.

La penultima fermata del Jova Beach Party è destinata a non passare in sordina, venerdì e sabato prossimo 26- 27 agosto sarà in provincia di Napoli a Castelvolturno, dove per il momento tutto tace. Dopo le polemiche per l’impatto del concerto sulla fauna della spiaggia di Campo di Mare, a Marina di Cerveteri, e lo scontro con lo scienziato Mario Tozzi che invitava il Lorenzo nazionale a non fare gli eventi in prossimità delle coste per salvaguardare le  tartarughe Carette carette  e gli uccelli della specie dei Fratini, lo scontro si apre anche sui permessi concessi all’organizzazione dal Comune di Viareggio, in provincia di Lucca. Il 2 e il 3 settembre, il tour di Jovanotti approda infatti sulla spiaggia del Muraglione e, per l’occasione, un’associazione ambientalista ha affidato al professor Giovanni Baccaro dell’università di Trieste uno studio sul campionamento della vegetazione psammofila realizzato nell’area. Secondo lo studio che ha dato il là all’inchiesta le piante presenti sull’arenile contribuiscono alla costruzione delle dune e dunque contrastano l’erosione della spiaggia del Muraglione. L’analisi è stata inoltrata anche alla Soprintendenza, mentre gli organizzatori che avevano avuto il via libera al concerto dovrebbero presentare negli uffici del Comune una contro valutazione ambientale.  Il passaggio di circa 80mila persone in due giorni, quindi, metterebbe a rischio questo ecosistema. La procura ha quindi aperto un’inchiesta per danno ambientale, per il momento contro ignoti, la magistratura ipotizza il 733 bis del codice penale, ovvero il che configura la distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto. Il sindaco di Viareggio Giorgio del Ghingaro, però, non condivide affatto questa lettura dei fatti. Il Comune ha infatti concesso agli organizzatori il via libera senza riserve. Rispondendo in modo indiretto all’esposto presentato in procura, del Ghingaro ha postato sui suoi canali social la relazione dell’Arpat, l’Agenzia regionale toscana per la protezione ambientale, in cui si legge che, pur trattandosi di zona dunale, l’area che ospiterà il concerto è fortemente antropizzata e pertanto non rientra nella classificazione degli habitat naturali.  Ma la decisione di ‘proteggere’ l’evento organizzato da Jovanotti ha anche motivazioni economiche e politiche: il Comune ha stanziato ben 275mila euro per il concerto, molto più di quanto speso da altri Enti locali che hanno ospitato le tappe del Beach Party nel resto d’Italia. Soldi concessi alla Prg, la società organizzatrice dell’evento, senza una gara: la stessa Prg ha spiegato che quel denaro serve per “interventi di messa in sicurezza della spiaggia” e che “possono essere fatti affidamenti diretti a chi è esclusivista dell’artista: se io sindaco voglio Jovanotti e lo voglio in questo posto e questo posto ha limiti architettonici, per renderlo agibile affido a Prg questa funzione perché è co-organizzatore dello spettacolo“. Il Jova beach party si farà in spiaggia o in un tribunale? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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