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I Vescovi francesi riuniti a Lourdes hanno preso una serie di decisioni per risarcire le vittime degli abusi commessi da ecclesiastici negli ultimi 70 anni. La Chiesa è disposta anche a vendere beni immobili per reperire i fondi necessari. Daniele Zappalà per Avvenire.

«Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Ieri, a Lourdes, questa frase evangelica è stata simbolicamente scelta come epigrafe dell’atto conclusivo di un’assemblea plenaria d’autunno dei vescovi francesi che sarà ricordata come un raro momento di verità all’insegna d’una svolta a lungo invocata, anche da tanti fedeli. Una svolta sulla dolorosissima questione degli abusi commessi negli ultimi 70 anni, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta ma anche in seguito, nei convitti per adolescenti e in altri luoghi d’oltralpe sotto la responsabilità dell’autorità ecclesiastica. Come promesso ancor più dopo la consegna un mese fa del rapporto conclusivo della Ciase (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa), i vescovi hanno compiuto un lavoro di discernimento per approvare misure concrete, ma al contempo adesso, umilmente, «chiedono al Papa, dal quale deriva la loro missione, d’inviare una équipe di visitatori per valutare questa missione in materia di protezione dei minori e per dare, se necessario, il seguito necessario dopo la loro visita». Una richiesta d’aiuto, dunque, per avanzare «accettando lo sguardo degli altri». Al termine dell’assemblea, i vescovi hanno affidato a Marie Derain de Vaucresson, un’autorevole giurista in campo minorile, la presidenza dell’Istanza nazionale indipendente di riconoscimento e di riparazione (Inirr): un neonato organismo dotato dei «mezzi finanziari necessari» per procedere a un’analisi, caso per caso, delle misure economiche a favore delle vittime identificate. Il finanziamento del fondo avverrà anche attraverso la cessione di beni immobiliari e mobiliari» della Conferenza episcopale francese (Cef ) e di singole diocesi. Se necessario, «un prestito potrà essere sottoscritto per anticipare i bisogni». Seguendo un approccio esplicitamente sinodale, la Conferenza costituirà «dei gruppi di lavoro composti da laici, diaconi, preti, persone consacrate, vescovi» ai quali verranno associate delle persone vittime di abusi. Dei gruppi a cui spetterà il delicato compito di avanzare, secondo un calendario preciso per tappe, su 9 questioni chiave desunte dalle raccomandazioni finali della Ciase: condivisione delle buone pratiche; confessioni e accompagnamento spirituale; accompagnamento dei preti coinvolti; discernimento vocazionale e formazione dei futuri preti; accompagnamento del ministero dei vescovi; accompagnamento del ministero dei preti; integrazione di fedeli laici nei lavori della Conferenza episcopale; analisi delle cause delle violenze sessuali all’interno della Chiesa; strumenti di vigilanza e di controllo delle associazioni di fedeli con vita comune e di ogni gruppo associato a un particolare carisma. Fra le misure specifiche prese a Lourdes e divulgate ieri, figura pure la «verifica sistematica degli antecedenti giudiziari di ogni agente pastorale» che si troverà a contatto con dei minori. I vescovi, inoltre, «chiedono la partecipazione di almeno una donna nel consiglio di ogni Seminario e casa di formazione, con diritto di voto». Sarà pure istituito «un tribunale penale canonico nazionale » che entrerà in funzione nell’aprile 2022. Per la Conferenza episcopale, dunque, all’ondata di choc suscitata dal rapporto della Ciase, chiesto dagli stessi vescovi, deve seguire al più presto una svolta profonda per evitare che la piaga della pedofilia possa nuovamente superare, in mezzo a coltri d’omissioni o d’indifferenza, le soglie anche d’un solo organismo legato alla Chiesa».

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