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La partita finale dei campionati europei di calcio a Wembley sta diventando un caso politico di prima grandezza. Si incrociano la Brexit e il protagonismo politico della Uefa, che si schiera apertamente contro due Paesi europei importanti come Italia e Germania. E invece garantisce un Paese, l’Inghilterra, che dall’Europa politica (ma non da quella calcistica) è uscito. Stefano Sacchi su La Stampa:

«La finale degli Europei sta diventando un affare di Stato in un grande gioco che va al di là del campo e incrocia la Brexit con la Superlega. Dopo il presidente del consiglio italiano Mario Draghi, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto lo spostamento della final-four della competizione continentale da Londra a causa della diffusione della variante delta: «La Gran Bretagna è una zona a rischio – dice la leader tedesca – tutti quelli che arrivano da lì devono stare 14 giorni in quarantena e le eccezioni sono davvero pochissime. Io spero che la Uefa agisca in modo responsabile. Non troverei positivo che ci fossero stadi pieni lì». Per tutta risposta Nyon si è messa d’accordo con il premier britannico Boris Johnson per alzare la capienza di Wembley dal 25% delle prime partite al 75% per semifinali e finale. Quindi si potrà arrivare a 60.000 spettatori sulle tribune dello stadio londinese. «Non vediamo l’ora di organizzare una fantastica finale e di farlo in modo prudente e sicuro», commenta raggiante Johnson. Il presidente Uefa Aleksander Ceferin suggella il patto: «Sono grato al primo ministro e al governo britannico per il duro lavoro svolto al fine di concludere questi accordi con noi». Perdono così consistenza le ipotesi di un trasloco a Budapest o Roma. Se Draghi e Merkel sono uniti dallo spirito europeista contro Johnson, inviso per il ruolo di artefice della Brexit, Ceferin è legato all’esuberante Boris per l’intervento in pressing sulle sei squadre inglesi che avevano aderito alla Superlega, determinante per spingerle a un’immediata retromarcia. Il premier britannico ha salvato la Uefa dalla scissione che avrebbe affossato la Champions League. Un favore che vale bene la concessione di mantenere a Londra il gran finale dell’Europeo più geopolitico di sempre».