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L’estero si apre ancora con l’Afghanistan. Il giovane scrittore afghano Farhad Bitani nel suo diario di vita, L’ultimo lenzuolo bianco, racconta di avere assistito alla giustizia sommaria dei talebani nello stadio di Kabul. Lapidazioni collettive, tagli delle mani, gogne, linciaggi. Ora i Talebani sono tornati al potere e ogni venerdì in quello stadio arrivano i pick up dei condannati. Il reportage di Paolo Brera per Repubblica.

«Dal profondo Medioevo da cui sembrano riemersi, i talebani hanno rispolverato un’antica e desueta ricetta contro la piccola criminalità: la gogna. Espongono alla folla i ladruncoli acciuffati con le mani nel sacco. Dopo averli ammanettati dietro la schiena gli tagliano qualche ciocca di capelli, gli dipingono la faccia di nero con il lucido da scarpe o con il catrame, infine gli appendono al collo un esempio di quello che hanno tentato inutilmente di arraffare: una scarpa, una latta d’olio, un coltello. Poi via sul cassone dei loro pick-up, con cui gironzolano armati fino ai denti mostrando il poveraccio in tutta la sua dignità perduta. Non è una trovata di un governatore locale di qualche distretto abbarbicato sulle montagne impenetrabili di questo meraviglioso, affranto Afghanistan. È l’unità di misura del buon governo talebano, il cardine del primo punto all’ordine del giorno nel neonato Emirato islamico: riportare la sicurezza nel Paese. I talebani lo ripetono continuamente, ne fanno gran vanto e difendono con calore il loro sistema di retribuzione delle pene, basato sulla doppia misura della gogna e del taglio della mano: «Da quando governiamo noi, l’Afghanistan è tornato un Paese sicuro», dicono. In realtà, con la crisi economica che affama gli afghani da quando gli studenti coranici hanno preso Kabul, le cronache locali che con coraggio resistono via Telegram e sugli altri social raccontano altro: «Negli ultimi giorni furti e rapine a mano armata a Herat sono aumentati drasticamente », scrive per esempio Hariva News. E non è una novità – ce lo ha raccontato anche stamattina il 28enne Jahan Zaib al mercato di Kotay Sangi – che gentaglia armata abbia rapinato centinaia di case presentandosi alla porta come talebani, sapendo che nessuno osa contraddire l’arroganza di un potere affermato con i fucili automatici. E poi, vai a sapere chi erano davvero. Tant’ è, per incredibile che appaia in questo secolo, le strade di tutto il Paese sono percorse da talebani che ostentano fieri le loro prede con il viso pitturato di nero, le mani dietro la schiena, i capelli sforbiciati a rasoiate e il maltolto appeso al collo. Da tutto l’Afghanistan si riversano su internet decine di fotografie e video di persone messe alla gogna: ecco qui l’uomo nero coi rubinetti al collo, lì il poveraccio sul mulo con una striscia senza capelli che lo sfigura a centro testa, da parte a parte; ecco il ragazzetto pizzicato con un cellulare altrui ad Ahmad Shah Baba Meena, alla periferia di Kabul; e guarda gli sbeffeggiati ladruncoli di calzature acciuffati a Jalalabad, ostentati sul pick-up con la folla che urla di felicità per la loro sciagura. Un ladro di copertoni è condannato al giogo d’indossarne uno pesantissimo come collana, ma chissà se pesa meno sull’orgoglio quella di banconote con cui è finito alla gogna l’impiegato corrotto arrestato 14 giorni fa a Jalalabad. Scene da un passato credevasi remoto. E invece no, qui è futuro anteriore: «Per contenere i furti agiamo in accordo con l’Islam», spiega Qahri Abdul Basit Farooqi, comandante della guarnigione talebana di guardia al palazzo dell’ex signore della guerra, il generale Dostum: «Per il furto esistono diversi gradi di gravità. Se si ruba un telefonino, un paio di scarpe o una manciata di denaro dipingiamo la faccia di nero e tagliamo ciocche di capelli. Così otteniamo due risultati: eviterà di rubare una seconda volta, e vedendo l’onta della punizione la gente si sentirà rassicurata e imparerà a sua volta la lezione». Per i furti più gravi, invece, siamo sempre nel Medioevo, ma in altra categoria: scatta il taglio della mano. «Per esempio, se uno ruba una macchina o un ammontare di denaro importante, lo arrestiamo e gli verrà tagliata la mano. Ma mentre per i furti lievi la punizione viene comminata direttamente sul posto dagli agenti o dai soldati che hanno acciuffato il ladro – spiega ancora il comandante Farooqi – per quelli più gravi la decisione spetta alle corti islamiche. Ne abbiamo tre, e solo alla fine del processo può essere deciso il taglio della mano: verrà eseguito in pubblico, allo stadio, davanti a tutti, pubblicizzandolo prima in modo che tutti possano vedere cosa succede ai ladri». Se questa forma di barbarie non è già riapparsa è perché il giudizio delle tre corti non è ancora arrivato per nessuno. Ma lo spettacolo macabro tornerà presto a macchiare di sangue gli stadi dove in altre ere si è semplicemente giocato. Beh, uno dice: saranno scioccati, gli afghani, della gogna e del taglione, no? «È il giusto destino per chi ruba e un’ottima lezione per chi guarda », dice il 26enne Mohammad Shafi. «Prima rischiavamo una coltellata per rubarci quattro soldi, ora ci pensano bene», dice Shafi Salih, 24 anni. E per fortuna che c’è Mehri Alizai, 21 anni: «Basterebbe arrestarli e punirli, che senso ha questo orrore?», dice, ma ci abbiamo messo un bel po’ a scovarlo tra decine di entusiasti.».

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