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Clamoroso dispetto di Giorgia Meloni a Forza Italia che rinfocola la durissima polemica nel centro destra. Ieri la leader di Fratelli d’Italia ha annunciato l’arrivo di Lucio Malan, da 25 anni in FI, nel suo partito. La cronaca di Pier Francesco Borgia sul Giornale.

«La situazione è anomala. O per lo meno è inedito il contesto politico nel quale si muovono gli attori dell’ultima querelle che divide Lega e Forza Italia da Fratelli d’Italia. L’elezione del cda Rai sembra inceppare l’oliato meccanismo che aveva finora portato il centrodestra a organizzarsi con una sola voce per l’allestimento della squadra per le prossime amministrative. Ora che la «pace» è saltata, ora che FdI ha perso il rappresentante nel consiglio di amministrazione della televisione pubblica, tutto può essere rimesso in discussione. È la stessa leader di Fratelli d’Italia ad avvertire che le scelte approvate ieri potrebbero non essere valide oggi. «Credo nel centrodestra – spiega Giorgia Meloni -, ma quello che voglio capire è se ci credono anche gli altri, perché sono accadute troppe cose che mi fanno temere». «Noi continuiamo a lavorare per la compattezza del centrodestra», aggiunge la leader di Fratelli d’Italia, che torna a chiedere un vertice con gli alleati per un chiarimento sul futuro della coalizione. E per rendere più plastico il suo irrigidimento tira in ballo la candidatura di Roberto Occhiuto per il posto di governatore della Calabria. Il capogruppo degli azzurri a Montecitorio è stato scelto per rappresentare tutto il centrodestra ma oggi, dice la presidente di Fratelli d’Italia, quel criterio è messo in discussione: «Se le regole sono saltate, va fatta una valutazione su quale sia il candidato più competitivo. Su questo stiamo discutendo al nostro interno». Tanto che la stessa Meloni ha sondato la disponibilità della senatrice Wanda Ferro per una eventuale candidatura di bandiera. Gli alleati, però, cercano di minimizzare il presunto «incidente» per la composizione del nuovo cda della Rai ricordando che la stessa alternanza maggioranza/opposizione va rivista in un contesto che vede tutti i partiti (eccezion fatta proprio per quello guidato dalla Meloni) sostenere un governo di unità nazionale. Matteo Salvini si è mostrato piuttosto irritato per la presa di posizione della Meloni. «Mi rifiuto – dice – di pensare che una poltrona in Rai valga il centrodestra e il cambiamento, anche perché il pluralismo sarà garantito, con o senza posti in consiglio di amministrazione». E la stessa scelta di Fabio Battistini quale candidato unico a Bologna, con il passo indietro del senatore azzurro Andrea Cangini, dovrebbe proprio dimostrare la compattezza della coalizione. Le acque rimangono, però, agitate nel centrodestra. Complice anche la scelta «sofferta» del senatore azzurro Lucio Malan che, dopo 25 anni, lascia Forza Italia per approdare nel gruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama. «Non è stata una scelta facile, presa a cuor leggero – confessa il senatore -. Ho tanti amici nel partito e stima profonda e immutata nei confronti di Berlusconi. Ho aderito a Fratelli d’Italia con convinzione. Impossibile per me continuare a sostenere il governo Draghi che si differenzia troppo poco dal precedente esecutivo». Il senatore piemontese lascia insomma dopo 25 anni Forza Italia lasciando tutti di stucco a cominciare dallo stesso Berlusconi che ha provato a contattarlo nelle ultime ore prima dell’annuncio, dove annunciava il suo addio. Proprio all’ex premier rivolge però un caloroso tributo: «A Berlusconi va il merito di aver ideato il centrodestra, lo sentirò nelle prossime ore».

Alessandro Sallusti nel commento in prima pagina per Libero prende di petto l’argomento:

«La Meloni conferma poi i timori che Libero aveva svelato nei giorni scorsi: «Voglio capire – ha detto – se c’è chi lavora per favorire altre alleanza», cioè se per caso Lega e Forza Italia stanno pensando a un loro futuro diverso dalla storica alleanza con Fratelli d’Italia. In altri termini, se qualcuno sta preparando un nuovo cartello per rilegare Fratelli d’Italia all’opposizione non solo di questo governo, dove si è messa di suo, ma anche per i prossimi anni a prescindere dai risultati elettorali, più o meno quello che è accaduto e accade anche oggi in Francia nei confronti di Marine Le Pen. Non so quanto questo timore sia fondato, certo il solo fatto che venga espresso significa che quantomeno i radar di Fratelli d’Italia stanno captando segnali in tal senso. E da quelle parti ben sanno che per quanto forte possa essere la loro crescita da soli sarà difficile, meglio dire impossibile stante la legge elettorale, pensare di poter arrivare a governare il paese. Ma al di là delle ormai quotidiane schermaglie reciproche tra Forza Italia e Lega da una parte e Fratelli d’Italia dall’altra il futuro del centrodestra non può che passare da un patto di ferro per l’elezione del nuovo Capo dello Stato del prossimo marzo (in politica è come dire domani). È lì che si vedrà chi sta con chi in maniera definitiva e irreversibile perché da sempre l’anno quirinalizio è quello dei grandi cambiamenti, della fine di matrimoni e delle nuove alleanze. E questa volta la variabile Draghi è certamente per tutti una complicazione in più. Il problema non è quindi lo sgambetto al candidato consigliere Rai di Fratelli d’Italia né lo scippo di Malan. Parliamo, con rispetto agli interessati, di quisquilie se paragonate alla vera posta in gioco che è l’assetto politico per i prossimi sette anni».

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