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FOTO2-U430304105092112Z-U43120447122826bF-416x312@Corriere-Web-NazionaleVenti morti e un numero non ancora identificato di feriti: è questo il bilancio provvisorio di un bombardamento americano avallato dalla Nato, contro l’ospedale della città afghana di Kunduz.
La roccaforte dei talebani, è da giorni teatro di scontri con le forze di sicurezza governative e, secondo quanto riporta Medici senza Frontiere, organizzazione umanitaria che gestisce l’ospedale, tra le vittime ci sono otto infermieri, tre medici, sei guardie di sicurezza e un farmacista. L’organizzazione umanitaria ha poi denunciato che i raid sono proseguiti per almeno altri 30 minuti dopo che avevano informato il comando americano di stare bombardando una loro struttura.
Il portavoce delle forze Usa in Afghanistan, colonnello Brian Tribus, ha ammesso che «un intervento americano potrebbe avere causato danni collaterali ad una struttura medica della città. L’operazione è stata realizzata alle 2,15 contro individui che minacciavano la forza. Su questo incidente è stata aperta un’inchiesta. I caccia-bombardieri Usa stavano conducendo raid aerei a sostegno delle truppe di Kabul e delle loro forze speciali».
Gli afgani – come si evince dal Corriere – fanno sapere che dentro l’ospedale di Medici si erano rintanati diversi miliziani talebani.. «I terroristi, da 10 a 15, si erano nascosti lì», ha affermato Seddiq Seddiqi, portavoce del ministero dell’Interno.
Secondo Medici senza frontiere, al momento del bombardamento erano 105 le persone ricoverate nella struttura e oltre 80 sanitari tra nazioni e internazionali di Msf erano presenti nell’ospedale.
«Tutte le sale operatorie sono andate distrutte, dobbiamo usare anche gli uffici per operare», denuncia Stefano Zannini su Twitter.
E la presenza di presunti terroristi nell’ospedale di Kunduz è stata negata dal portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid. Condannando in un comunicato il bombardamento americano, Mujahid ha rilevato che esso è stato ordinato nonostante che neppure un mujaheddin dell’Emirato islamico fosse ricoverato nell’ospedale perché la situazione militare prevalente a Kunduz non ci permetteva di portare i nostri combattenti in quella struttura.
Giuseppe Martino
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