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Il presidente turco Erdogan protagonista a Madrid. Nessuno parla di negoziato o tregua. Mentre i curdi vengono assimilati ai terroristi. Rientra la quasi crisi di governo. La risolve il Quirinale

Si è concluso il vertice della Nato a Madrid. Un vertice definito “storico” perché ha delineato una nuova strategia in Europa e nel Pacifico. I nemici sono la Russia e la Cina, la prospettiva è quella di un riarmo generalizzato dei Paesi membri (ieri il più veloce ad annunciarlo è stato il premier inglese Boris Johnson). Nell’Alleanza è aumentato il peso specifico della Turchia, dopo quella di Joe Biden, la conferenza stampa finale più seguita è stata quella di Recep Tayyip Erdogan. Erdogan, che pure non aderisce alle sanzioni contro Mosca (insieme ad Israele), ha ottenuto promesse e rassicurazioni, su diversi piani (di sicurezza, economici e militari) per aver concesso il via libera all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. L’Occidente ha completamente tradito la causa dei curdi, dalla Turchia considerati “terroristi”. A Madrid è stato clamoroso il silenzio dell’Europa, anche se il presidente francese Emmanuel Macron è stato lapidario, quando ha detto: «Non spetta alla Nato qualificare cosa sia terrorista e cosa no». Ma l’Europa è mancata anche in altro senso. Come ha detto recentemente all’Avvenire l’ex ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, la Ue ha cancellato dal suo vocabolario la parola pace. L’ha lasciata nelle mani di Erdogan. Infatti la prospettiva su che cosa accadrà in Ucraina ora è inquietante. Oggi La Stampa (non un pericoloso giornale “filo-putiniano”) commenta: “Nessuno si sbilancia su quanto durerà la guerra né su cosa significa sconfitta o vittoria, né se i timori del Pentagono di un’assenza di strategia di Zelensky siano o meno fondati. Sembra un argomento tabù”.

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