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Questo clima così caldo sta portando tutti i bacini di acqua dolce, naturali e non, del nostro pianeta a livelli cosi bassi da far emergere le realtà più disparate.

In Italia a Roma dal fondale del Tevere emergono resti di una civiltà che nonostante i mille anni trascorsi dalla loro scomparsa continua a stupirci, è emerso un ponte neroniano, che prende quindi il nome dall’imperatore Nerone, anche se fu Caligola a chiederne la costruzione, che ha guidato Roma e tutto l’impero con il pugno di ferro nel I secolo, tra il 54 e il 68 d.C. Il ponte si trovava vicino – praticamente sotto – all’attuale ponte Vittorio Emanuele II, quello che collega il corso omonimo con Castel Sant’Angelo e il Lungotevere Vaticano. Questo ponte fu demolito nel 500 d.C., per impedire ai Goti di entrare a Roma e saccheggiarla. Da allora ha riposato sotto le acque del Tevere, riemergendo solo in rare occasioni, quando il fiume della capitale raggiunge livelli troppo bassi, proprio come in questa calda estate romana.

In Nevada invece è più precisamente  al Lago Mead, un bacino artificiale che a causa della siccità e dell’ondata di caldo si sta prosciugando da settimane, ha svelato i resti di una quarta persona. La scoperta è avvenuta sabato, nella località di Swim Beach. L’identità del corpo è sconosciuta, così come le circostanze della morte. Il lago è al suo livello più basso da oltre 80 anni, e il suo probabile esaurimento mette a rischio una fonte d’acqua cruciale per 25 milioni di persone. La siccità ha prosciugato i suoi affluenti, minacciato la produzione di energia idroelettrica e danneggiato il turismo. Anche la scoperta di quattro corpi – uno dei quali sicuramente ucciso con modalità mafiose tra gli anni 70 e 80 – gli ha guadagnato l’interesse della stampa popolare.

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