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Il mondo piange la regina Elisabetta e con la nostalgia si distrae dalla grave crisi del gas. L’Olanda boccia il “price cap”. Il Papa torna a parlare della terza guerra mondiale. Bce: tassi ancora su

Un’istituzione inglese? Sì ma soprattuto un’icona, un mito collettivo, un contenuto (inter)nazional-popolare. È morta ieri la Regina Elisabetta II che ha cominciato a regnare quando la maggioranza di noi non era ancora nata. E ora per qualche giorno elaboreremo il lutto: 96 anni di cui 69 di regno (durante i quali ci sono stati numerosi premier inglesi) e una successione immediata. Regna già Carlo III, per anni il principe che non aveva saputo amare Lady D, il “principe dimenticato”, come lo aveva ribattezzato il Time. I ragazzi inglesi davanti a Buckingham Palace cantano “God save the King”, inno già aggiornato al maschile. I grandi giornali, la tv, le radio hanno ora un tema obbligato che distrarrà ulteriormente il mondo, un mondo che non vuole essere troppo angosciato dalla guerra e dalla mancanza di gas. Un tuffo nel passato e nella celebrazione che ha il sapore di un’enorme operazione nostalgia. Durerà 10 giorni, in un lungo commiato collettivo. C’è stato un unico momento nella lunga storia della regina Elisabetta dove l’istituzione monarchia inglese è sembrata vacillare come credibilità e popolarità. E fu per la morte violenta di Lady Diana Spencer, 25 anni fa. Per alcuni giorni il silenzio di Elisabetta II, anche allora auto confinatasi a Balmoral, tenne gli inglesi in grande disagio. Fu Tony Blair, in quella circostanza, a far capire alla Regina che bisognava ricordare la “principessa del popolo”. Oggi Blair rende omaggio ad Elisabetta (in Italia il suo articolo è sul Corriere della Sera) e facendolo, ricuce definitivamente quello strappo in una nuova elaborazione collettiva del lutto. 25 anni dopo.

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