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Uno studio spagnolo afferma che nei pazienti, ospedalizzati con COVID 19, trattati con calcifediolo, il principale metabolita della vitamina D3, c’è un calo del rischio di ricovero in terapia intensiva e una diminuzione della mortalità.
Lo studio spagnolo, condotto da un team di ricerca è stato su 930 pazienti ricoverati.
L’indagine, volta a chiarire l’efficacia del trattamento nel ridurre la gravità della malattia, ha quindi mostrato un calo di oltre 60% della mortalità.
Complessivamente, spiegano gli autori dello studio, “abbiamo osservato che nei pazienti Covid ospedalizzati, il trattamento con calciferolo ha ridotto la necessità di terapia intensiva di oltre l’80%. È importante anche sottolineare – aggiungono gli studiosi – che la somministrazione precoce, prima dello sviluppo dell’insufficienza respiratoria acuta (ARDS) è determinante nella riduzione della mortalità e che l’inizio del trattamento dopo il ricovero in terapia intensiva non ha modificato la sopravvivenza dei pazienti”.
I dati inoltre affermano che l’età e l’obesità sono fattori di rischio aggiuntivi.
Inoltre, concludono gli studiosi, i risultati di questa ricerca “indicano la rilevanza di una determinazione adeguata della vitamina D il prima possibile nel contesto dell’infezione da coronavirus Sars-Cov-2. Questo è particolarmente importante poiché la carenza è frequente ma facilmente correggibile, sebbene siano necessari ulteriori studi per chiarire gli effetti dei livelli circolanti di vitamina D e D3 sulla gravità della malattia in persone con diversi stati di vitamina D al basale”