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Dunque 48 ore e si comincia. Ecco in breve le nuove regole fissate dal Governo. Nei pdf trovate la grafica con tutti i dettagli. Claudia Voltattorni per il Corriere:

«Con due decreti della presidenza del Consiglio, il governo aggiunge gli ultimi tasselli al quadro normativo che regola l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro a partire dal 15 ottobre. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri ha firmato il dpcm sulle linee guida per il rientro in ufficio dei dipendenti della Pubblica amministrazione e quello sulle modalità di controllo della certificazione verde sia per l’impiego pubblico che per quello privato. Per quest’ ultimo è stato necessario il parere favorevole del Garante della privacy, che ha dato l’ok all’uso di specifiche applicazioni e piattaforme digitali per la verifica dei green pass e definito regole da rispettare per tutelare i dati sensibili dei lavoratori. Per sciogliere gli ultimi dubbi, nella serata di ieri Palazzo Chigi ha diffuso anche 11 Faq (domande frequenti) con le risposte ai quesiti più comuni. Viene sottolineato che l’uso del green pass è una misura ulteriore che non può far ritenere superati i protocolli aziendali e di settore. Inoltre, chi è in attesa di green pass ma è vaccinato o negativo a un tampone, per accedere al posto di lavoro può presentare il certificato rilasciato dalla struttura sanitaria o da chi ha effettuato la vaccinazione o il test. In dettaglio viene specificato che parrucchieri, estetisti e tutti gli operatori dei servizi alla persona non devono controllare il green pass ai clienti, come loro stessi non sono obbligati ad esibirlo. Lo stesso vale per tassisti e autisti di auto a noleggio con conducente. Ad appena due giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo del certificato verde per accedere a tutti i luoghi di lavoro, aziende e lavoratori si stanno preparando. Ma le difficoltà non sono poche. In questo momento, i lavoratori ancora senza alcuna vaccinazione sono circa 3,5 milioni. Ciascuno dovrà fare tre tamponi alla settimana, se sarà sempre presente al lavoro. Il che significa oltre un milione di tamponi alla settimana. Al momento l’Italia è il primo Paese d’Europa a introdurre il green pass per accedere a tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati. Solo la Grecia, dallo scorso settembre, ha reso obbligatorio un tampone settimanale per tutti i lavoratori, se non vaccinati».

Per Grillo quello dei tamponi gratis, pagati dall’Inps ai lavoratori, è l’unico modo per pacificare. Salvini e Meloni concordano: ci battiamo per aiutare milioni di italiani a non perdere il lavoro. Ma il ministro Orlando sostiene: sarebbe una beffa per chi si è vaccinato. La cronaca di Repubblica.

«I tamponi siano gratuiti». A due giorni dall’avvio dell’obbligo di Green Pass per tutti i lavoratori, sarà venerdì 15, e con le proteste che dalle piazze si sono trasferite sui luoghi di lavoro, cresce la spinta sul governo per rendere gratis i test anti- Covid necessari a ottenere la certificazione verde per chi non è ancora vaccinato (e non sembra intenzionato a diventarlo). Si salda, in parallelo, un asse politico trasversale che va da Giorgia Meloni a Matteo Salvini (tra i primi a porre la questione insieme ai sindacati) fino a Giuseppe Conte e Beppe Grillo, che ieri ha parlato della necessità di una «pacificazione sul Green Pass» e della sua sostenibilità economica «fatti due conti da ragioniere». Un miliardo, tanto servirebbe secondo i calcoli di Grillo, per effettuare tamponi gratuiti fino a Natale. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, Pd, ha chiuso tuttavia ogni possibilità: «Far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato». Forza Italia, Italia Viva e Leu sono d’accordo. La ministra dell’Università Maria Cristina Messa ha rimarcato: «Sarebbe una scelta irrazionale e ingiusta». Perfino il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, Cinquestelle, ha preso le distanze: «Ammesso e non concesso che ci sia un miliardo a disposizione, userei queste risorse per aiutare le famiglie che hanno avuto decessi a causa della pandemia». La richiesta di tamponi free ha sempre accompagnato la decisione del governo di estendere l’obbligo del certificato verde per accedere ai luoghi di lavoro, pubblici e privati. Ancora ieri, a Trieste, la piazza più calda sul tema, Salvini in campagna elettorale ha detto: «Per la Lega la priorità è il lavoro per tutti e garantire tamponi rapidi e gratuiti per milioni di lavoratori, che altrimenti da venerdì rischiano di rimanere a casa senza lavoro e senza stipendio. Ci sono quasi ventimila poliziotti senza Green Pass, per esempio. Cosa facciamo, li lasciamo tutti a casa?». E l’ex premier Giuseppe Conte: «Noi come Movimento Cinque Stelle abbiamo invocato e proposto il tampone gratis, adesso bisogna vedere le dotazioni finanziarie». Di fronte all’impossibilità di garantire tamponi per tutti in tempi rapidi (questo ha detto il Prefetto di Trieste, mentre la città di Torino ha siglato un accordo con 39 farmacie per garantire una corsia preferenziale ai lavoratori), il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimo Fedriga, nel suo ruolo di portavoce delle Regioni ha chiesto di aprire ai test fai-da-te, in autosomministrazione. Il Comitato tecnico scientifico, e altri esperti, hanno già detto che non sono affidabili. I tamponi molecolari, e i rapidi, dovranno comunque essere offerti dalle farmacie a prezzi calmierati».

C’è uno scontro specifico tra i lavoratori del porto di Trieste. La cronaca sul Corriere è di Adriana Logroscino.

«I tamponi gratuiti non sono la soluzione. Non, almeno, per gli operatori del porto di Trieste. Sul piede di guerra da settimane contro l’obbligo di green pass che scatta per tutti i lavoratori venerdì, respingono la mano tesa del ministero dell’Interno, che aveva sollecitato le imprese a concedere loro tamponi gratuiti. E avvertono: «Dal 15 ottobre, se non verrà ritirato l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro, bloccheremo le attività del porto di Trieste». Il rischio, a questo punto, è uno stop delle attività nello scalo tra i più importanti d’Italia. Inevitabile quanto immediata la coda polemica. Salvini attacca la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese per la circolare: «Ah! Quindi tamponi rapidi e gratuiti per i lavoratori del porto di Trieste senza green pass, si possono fare, per evitare problemi. E per gli altri milioni di lavoratori invece zero? Lamorgese inadeguata». E il presidente dell’Autorità portuale del mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, minaccia di dimettersi. La posizione dei quasi mille lavoratori del porto di Trieste, il 40 per cento dei quali non è vaccinato, era emersa a fine settembre. Il Comitato lavori portuali Trieste, durante un’assemblea alla quale partecipavano circa cento operatori, aveva espresso «contrarietà assoluta alla norma che dal 15 di ottobre obbliga i lavoratori a presentare il green pass all’ingresso del porto». Nel comunicato pur scrivendo «il green pass non è una misura sanitaria, ma di discriminazione e di ricatto che impone a una parte notevole dei lavoratori di pagare per poter lavorare», aprivano alla soluzione di tamponi salivari gratuiti per i dipendenti. La circolare del Viminale, firmata dal capo di gabinetto Bruno Frattasi, «Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro con il green pass», contiene un passo in questo senso. Dispone, «coinvolgendo le prefetture», un «immediato monitoraggio dei dipendenti effettivamente sprovvisti» del certificato verde, per avere «un quadro valutativo sulla possibile incidenza di eventuali defezioni dovute» a questa circostanza, «suscettibile di determinare una grave compromissione dell’operatività degli scali». Durante la riunione, è scritto poi nella circolare, «in considerazione delle gravi ripercussioni economiche che potrebbero derivare dalla paventata situazione, anche a carico delle imprese operanti nel settore, si è raccomandato di sollecitare le stesse imprese affinché valutino di mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass test molecolari o antigenici rapidi gratuiti». Da esponenti del Pd – che nelle stesse ore hanno fronteggiato la richiesta ora anche di Beppe Grillo, ma da tempo di Salvini, di garantire tamponi gratuiti ai lavoratori – l’indicazione nella circolare del Viminale è vissuta come un cedimento contraddittorio, rispetto alla linea della fermezza tenuta fin qui dal governo. Per il leader della Lega, è l’opportunità di tornare alla carica. Ma sono proprio gli operatori del porto di Trieste a chiudere la questione: «Il 15 ottobre bloccheremo le operazioni. Sappiamo che il governo sta tentando di trovare un accordo. Ma noi non scenderemo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare». E proteste anche a Genova: i no green pass minacciano, sempre venerdì, di bloccare l’accesso al porto».

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