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Non avrebbe grandi relazioni coi maldipancia interni al Carroccio su No Vax e Sì Vax, ma la decisione di Luca Morisi di lasciare la Lega del Capitano (il copyright è proprio di Morisi) colpisce molto. Matteo Pucciarelli per Repubblica.

«La “Bestia” non ha più il suo creatore e domatore: Luca Morisi lascia Matteo Salvini. «Ringrazio tutti per l’interesse e l’amicizia: sto bene, non c’è alcun problema politico, in questo periodo ho solo la necessità di staccare per un po’ di tempo per questioni famigliari», è stato il suo messaggio in chat per salutare amici e colleghi. Lui, che da solo si è inventato il fortunato rullo compressore del salvinismo sui social, portando in nove anni la pagina Facebook del “Capitano” da 18 mila fan agli attuali 4 milioni e mezzo, molla quindi la guida della macchina di propaganda online e nel farlo ci tiene a ribadire che il problema non è politico. «Era nell’aria da un po’, da tempo si era allontanato anche come presenza fisica – racconta un leghista di lunga data e ben addentro all’inner circle di Salvini – Essendo una persona estremamente intelligente e sensibile Morisi ha capito che un ciclo era finito. E ne ha tratto le conseguenze». Originario di Mantova, 48 anni. laurea in Filosofia con il massimo dei voti, fino a sei anni fa professore a contratto all’università di Verona (corso di Laboratorio di informatica filosofica), Morisi era stato consigliere provinciale della Lega Nord dal 1993 al 1997; poi la sua attività politica era scemata nel corso degli anni per far posto a quella professionale, da consulente alla comunicazione e al marketing sul web. Ma non era tanto e solo uno smanettone, quanto un ascoltatissimo consigliere del grande capo. Uno che prima di tutti gli altri aveva intuito il periodo storico, quello della ribalta sovranista in mezzo mondo. La ormai nota e oggi scontata discesa al sud di Salvini cominciata nel 2015, ed allora un tentativo rivoluzionario per il partito della “Padania libera”, fu anche figlia delle sue analisi in rete: quando il messaggio del segretario toccava corde come il malcontento contro l’Europa e i suoi “burocrati” o l'”invasione” dei migranti – le famose “risorse”, per fare il verso a Laura Boldrini -, sfondava anche tra gli utenti social del meridione. E allora perché non cavalcare l’onda? Dopodiché c’è il presente. Trumpiano mai pentito, seppur poco incline ad accettare messaggi anti-vaccinisti e oscurantisti in campo culturale, l’impronta alla comunicazione fieramente populista di Morisi soffriva la variante forzatamente istituzionale di una Lega e di un Salvini imbrigliato al tavolo di governo con l’ex banchiere europeo. Il “Capitano” – il soprannome glielo diede proprio lui – «mixa la dimensione privata e ludica con quella politica, è la sua forza antipolitica. Non aderisce alla ritualità del palazzo», spiegò a proposito dell’epica salviniana qualche anno fa. Invece la “ritualità” è arrivata eccome. Aggiungici una certa stanchezza ed ecco spiegato l’addio. La “Bestia” ha le forze e i mezzi per continuare da sola, anche economici: solo di sponsorizzazioni Facebook negli ultimi due anni e cinque mesi è costata 400 mila euro. L’anima e la visione, però, chi lo sa».

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